Nei crocicchi della festa Pd, negli eterni caminetti delle stanze che compongono il Sistema Modena, fino ad arrivare ai rivoli del costante venticello che percorre i corridoi di piazza Grande, il tema del rimpasto di giunta a Modena si fa spazio con ostinata frequenza.
Il sindaco Massimo Mezzetti vorrebbe attendere di sapere il quadro delle candidature in vista delle elezioni politiche primaverili, ma la necessità di cambiare l'assetto di giunta potrebbe proporsi con maggiore impellenza. Come più volte pubblicato da La Pressa (qui) i nomi da sostituire sono due: Alessandra Camporata e Vittorio Molinari, mentre il fidatissimo Paolo Zanca di Azione appare più che mai saldo, nonostante l'ondivago atteggiamento politico di Calenda.
Se la sostituzione di Molinari è cosa che riguarda Avs e i nomi sul tavolo sono più o meno tutti graditi a Mezzetti, il quale può contare su uno strettissimo rapporto di fiducia con Paolo Trande, la partita vera si gioca attorno al cambio dell'assessore Camporota.
L'ex prefetto è stata oggettivamente una scommessa persa di Mezzetti, chiamata a farsi carico del delicatissimo tema sicurezza, la Camporota non è riuscita nel compito di fare 'da scudo' al sindaco, finendo anzi per mutare il suo ruolo da 'parafulmine' a conduttore di critiche verso il primo cittadino.
Il tema di chi prenderà il posto della Camporota apre così l'enorme capitolo del braccio di ferro tra Mezzetti e il Pd.
Diego Lenzini è il capo politico dell'operazione lato Dem e vorrebbe essere lui stesso il protagonista della staffetta per poter creare così le premesse per una sua candidatura a sindaco nel 2029.Mezzetti accoglierà questo desiderio? L'ingresso dell'avversario Lenzini, fedelissimo di Muzzarelli, nella sua squadra potrebbe avere un doppio e opposto risvolto: da un lato il sindaco potrebbe mettersi in caso il cavallo di troia che intende scavalcarlo tra due anni, dall'altro potrebbe depotenziare il suo principale competitor proprio svelandone i limiti come amministratore.
Il rischio è doppio, sia per Lenzini che per Mezzetti. In questo quadro vanno lette anche le recenti e plurime 'soffiate' del Pd per forzare la mano all'ingresso di Lenzini. Un modo per sabotare l'operazione o il tentativo di stravincere cercando di mostrare in anticipio con beata tracotanza la propria strategia per intestarsene fino in fondo il risultato?
Nella babele del Pd modenese, dilaniato dal mai sopito scontro Muzzarelli-Bonaccini, si rischia certo di naufragare nella strategia, ma in fondo la miglior scialuppa di salvataggio è rappresentata proprio dalla zattera con la quale il centrodestra
Giuseppe Leonelli

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