Opinioni Il Punto

Modena: un Pd diviso su tutto, usa la Festa dell'Unità come paravento

Modena: un Pd diviso su tutto, usa la Festa dell'Unità come paravento

Il tutto con evidente disagio della componente cattolica e riformista che si chiede cosa sia diventato il Pd fondato 19 anni fa da Walter Veltroni


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La Festa dell’Unità (il giornale che non c’è più da anni) è giunta quest’anno come una manna per il Pd modenese alla ricerca di qualcosa che l’aiuti a nascondere, occultare, fare dimenticare ai propri iscritti e agli elettori le spaccature, le divisioni interne e gli inquietanti ‘casi’ giudiziari di Amo e Fondazione.

In particolare a Modena dove la convivenza tra ex diessini ed ex margheritini è sempre più precaria con l’avvicinarsi delle elezioni politiche che vedranno troppi candidati per i pochi posti a disposizione visto che tra i deputati e senatori uscenti nessuno sinora ha annunciato di lasciare il posto a qualcun altro e allora qualcuno come Muzzarelli, Paradisi, l’ex sindaco Pighi, Baruffi, Costi ma, soprattutto, Bonaccini che ha ottenuto l’ok della Schlein per andare a Roma in cambio del sostegno alla sua corrente, potrebbero avere maturato l’idea di presentarsi. Ma anche perché i cosiddetti ‘riformisti’ ex margherita sono sempre più emarginati e non si sentono rappresentati da quei pochi assessori concessi benevolmente loro in certi Comuni. E queste divisioni interne hanno portato a situazioni grottesche, come sulla sorte del Monte dei Paschi di Siena, tra il Pd locale che vuole mantenere la banca in sede locale per assicurarsi anche per il futuro posti, incarichi, voti e il Pd romano che vede invece di buon occhio l’unione con Unipol-Intesa Sanpaolo.

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Oppure la lite all’interno del Pd reggiano sulla concessione del Comune a Conad di una zona che prevede la distruzione di una vasta area verde per la costruzione di un supermarket contro il quale si sono già opposti migliaia di cittadini con in testa gli ecologisti o, ancora, il ‘caso’ Ranucci che ha già diviso in due l’anima del Pd della capitale e che ha portato ai commenti assi severi di Ruotolo, deputato del Pd, e dell’ex parlamentare Paola Concia secondo i quali “il partito ha perso la testa e dimostra coi fatti di non avere una strategia per il presente e il futuro”.


Anche se gli episodi più clamorosi si sono avuti con le uscite dal partito di alcuni esponenti di primo piano come le europarlamentari Pina Picierno ed Elisabetta Gualmini, che hanno avuto il coraggio di metterci la faccia e di dire apertamente di non essere d’accordo con la politica della segretaria Schlein, tutta sbilanciata a sinistra e per questo di essere “subito diventate, all’interno del partito, vere e proprie avversarie, nemiche da distruggere”.

Mentre altri hanno fatto capire di avere ormai un piedi fuori dalla porta: tra questi Guerini, Parisi, Quartapelle, Malpezzi, Gori, Merola, Carè, lo stesso Fassino.

E la critica ricorrente nei confronti della Schlein è sempre la stessa: non riuscire a fare sintesi tra le tesi della varie correnti interne, non avere ancora presentato al Paese il programma di governo con idee e proposte innovative, di fare una opposizione preconcetta al governo Meloni e capace di dire soltanto dei ‘no’ e di non essere riuscita sinora a bloccare la ridicola continua divisione tra i parlamentari italiani ed europei del Pd sulle proposte avanzate di aiuti a Kiev nella guerra contro la Russia di Putin. E qui subentra la figura scomoda e minacciosa di Giuseppe Conte, leader dei 5 Stelle, che sembra acquisire sempre maggiore consensi all’interno del Pd.


Di fronte a questo sconsolante panorama, il Pd modenese ha approfittato della annuale Festa dell’Unità per cercare di coprire le clamorose divisioni interne e, nell’organizzare la kermesse, ha dato la preferenza alla tavola con decine di ristoranti tipici e tanti concerti, balli, musica, spettacoli comici. Il tutto con evidente disagio della componente cattolica e riformista che si chiede cosa sia diventato il Pd fondato 19 anni fa da Walter Veltroni, che si proponeva come partito riformista sull’onda delle socialdemocrazie europee, mentre ora, con

la scelta del cosiddetto “campo largo” da parte della Schleine senza più una opposizione ‘vera’ dei riformisti con il modenese Stefano Bonaccini o di Arturo Parisi, il partito è diventato una corrente esterna dei 5Stelle se non una propaggine dei movimenti di Fratoianni e Bonelli.

Insomma il campo largo è sinora vittima di se stesso, incapace sinora di scrivere un programma di riforme né di scegliere il candidato premier da contrapporre alla Meloni alle prossime politiche.

Di fronte a questo disastro concettuale e politico, ecco il salvagente rappresentato dal ricordo nostalgico degli anni d’oro del Pci berlingueriano e del quotidiano l’Unità che ne era allora la facciata plastica. Mentre ora la Festa mantiene solo il nome del giornale che non c’è più.


Cesare Pradella

Foto dell'autore

Giornalista pubblicista, è stato per dieci anni corrispondente da Modena del Giornale diretto da Indro Montanelli, per vent'anni corrispondente da Carpi del Resto del Carlino, per cinque anni addetto...   

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