Massimo Mezzetti era arrivato a Modena per cambiare l’urbanistica. Stop alle 19 proposte della precedente amministrazione, nuovo percorso, nuova partecipazione, un’altra idea di sviluppo della città. Ma se vuoi cambiare il gioco della squadra, prima o poi si pone anche il problema dell’allenatore. L’ingegnere Maria Sergio, arrivata da Reggio Emilia con il sindaco Gian Carlo Muzzarelli, dirige la pianificazione urbanistica del Comune dall’ottobre 2014 e l’incarico le è stato confermato da Mezzetti, fino alla fine del suo mandato. Da un punto di vista politico, volendo veramente cambiare il mondo, non sarebbe stata opportuna una rotazione?
Oltre all’aspetto politico c’è quello tecnico-amministrativo: nei settori giudicati a rischio, secondo l’Autorità nazionale anticorruzione la rotazione serve a evitare che la permanenza prolungata nello stesso «ruolo o funzione» consolidi relazioni e posizioni. In alternativa vanno individuate altre misure e le scelte adeguatamente motivate. Non c’è un limite fissato dalla legge, ma il Comune di Modena – comprendendo appieno la necessità di farlo - se ne era dato uno: quando arriva Sergio, il Piano anticorruzione 2014-2016 stabiliva infatti che “il personale dirigenziale non può ricoprire la medesima posizione per più di due mandati amministrativi consecutivi”, insieme all’obiettivo di ruotare almeno il 30 per cento delle posizioni dirigenziali durante ogni mandato.
Sergio attraversa entrambi i mandati Muzzarelli.
Fino al 2022 dirige il Settore Pianificazione e sostenibilità urbana. Con la riorganizzazione avviata quell’anno nasce il Settore Pianificazione e gestione del territorio, affidato ancora a lei. Non è soltanto un cambio di targhetta: il settore viene riorganizzato e parte delle responsabilità viene distribuita tra diversi dirigenti. Ma il cuore della funzione resta: Sergio continua a essere il vertice della pianificazione, con responsabilità generale su PUG, strumenti urbanistici, attuazione del piano, trasformazioni complesse e coordinamento delle funzioni urbanistiche. Ed è proprio sulla funzione che ANAC insiste quando spiega la ratio della rotazione: troppo rischiosa la permanenza eccessiva in un ruolo così delicato. E il governo del territorio è indicato espressamente tra le aree particolarmente esposte al rischio.Ma negli anni la regola modenese dei due mandati si ammorbidisce. Avvicinandosi alle elezioni del 2024 l’originario “non può” è già diventato “di norma non può”. Poi nel Piano 2025-2027, con il nuovo assessore alla legalità Vittorio Ferraresi, quella frase sparisce proprio: rimane solo l’obiettivo di ruotare almeno il 30 per cento delle posizioni dirigenziali, ma scompare il limite dei due mandati. Era una regola del Comune e il Comune ha smesso di prevederla.
Eli Gold

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