Eppure, al di là delle indiscutibilmente buone intenzioni del primo cittadino, viene da chiedersi se a livello sociale, e a Modena in particolare, questo atteggiamento critico e 'divergente' venga premiato. Davvero, fuor di retorica, agli adulti di domani conviene imparare e fare propria l'importanza del non seguire la corrente, della lotta per affermare quello che in cui si crede, finanche della disobbedienza a regole e convenzioni che non si ritengono eque?
No, non conviene. Non conviene in generale e non conviene in particolare in una realtà locale che - per caratteristiche storiche e politiche - da sempre marginalizza il pensiero difforme. O meglio, lo accetta solo se incanalabile all'interno di recinti addomesticati: per dirla diversamente il 'caos' celebrato dal prossimo Festival Filosofia, viene promosso tra le confortevoli poltroncine plastificate di piazza Grande, purchè non sfugga e non destabilizzi la realtà, quella quotidiana fatta di affari, potere e rapporti di forza da non incrinare.
La verità allora è che non conviene farsi troppe domande e non conviene alimentare il pensiero critico, perchè i fatti insegnano che la progressione di carriera, l'ottenimento di traguardi personali, in fondo il successo è più intrecciato all'idea della 'fedeltà' piuttosto che alla ricerca in buonafede della 'libertà'. Se si vuole essere sinceri, questo bisognerebbe dire ai giovani e agli studenti, non per togliere loro legittime speranze, ma per non illuderli portandoli su sentieri che se imboccati con fermezza conducono ad abissi dei quali un giorno potrebbero rimproverarci.
Ovviamente bisogna intendersi sul termine 'convenienza'. Per chi traduce questa parola in chiave strettamente economica-utilitaristica il ragionamento è quello appena fatto, non vi è alcun dubbio, per chi invece ritiene che la convenienza faccia rima con una ricerca autentica e con l'affermazione di sè, allora il discorso è diverso.
Purtroppo l'esperienza racconta come il primo significato sia di gran lunga il più adottato ed è per questo che per 'dare gambe' e concretezza alle belle parole pronunciate dal sindaco, occorrerebbe rendere conveniente anche in senso machiavellico, il pensiero critico, quello più soggetto all'errore e all'esagerazione e che inevitabilmente 'disturba', ma che è il solo capace di portare autentico arricchimento.
Può un primo cittadino realizzare un'utopia simile? Realizzarla no, perseguirla forse sì, con impegno, sacrificio e con la certezza di andare incontro a sbagli e inciampi. Ma in fondo questo è davvero il primo giorno di una scuola diversa. Non solo per il sindaco, ma per ogni cittadino.
Giuseppe Leonelli

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