Nello scontro politico riacceso tra il sindaco di Modena Massimo Mezzetti e il parlamentare di Fratelli D'Italia Galeazzo Bignani seguito alla pubblicazione su Il Giornale, dei contenuti dei video che confermerebbero l'ipotesi di una matrice o comunque di una dinamica terroristica dell'attentato del 16 maggio commesso a Modena da Salim El Koudri, ora in carcere in attesa delle valutazioni del giudice rispetto alle perizie psichiatriche condotte in questi mesi, ci stanno a nostro parere proprio le parole del Ministro Piantedosi pronunciate in uscita dall'incontro in Prefettura in risposta alla nostra domanda sull'esclusione o meno della matrice terroristica dell'attentato. Alla domanda 'Sente di escludere totalmente la matrice terroristica'? il Ministro rispose: 'Saranno le autorità giudiziarie a stabilirlo'- per poi aggiungere: 'Ad oggi emerge con maggiore evidenza una condizione personale di carattere psichiatrico, ma non si tratta di minimizzare. Poi talvolta ci sono situazioni in cui la sovrapposizione di modelli emulativi non è che poi dia soddisfazione se si parla di ragioni terroristiche o altre, ma ripeto lasciamo parlare gli inquirenti'. Il ministro non solo rimandò la risposta alla nostra domanda sulla matrice terroristica, ai futuri risultati delle indagini delle autorità (anche perché sarebbe stato ben difficile avere qualsiasi certezza a poche
ore dall'attentato), ma introdusse anche quella ipotesi legata alla possibile emulazione di altri attentati terroristici con auto lanciata sulla folla registrata in altre stragi in Europa e che sembrerebbe emergere, con altri elementi, dalle informazioni stampa.
Pur nella complessità dei fatti sui quali le autorità specializzate stanno indagando (una complessità che la politica locale e nazionale, spinta nell'esasperazione dello scontro mediatico a caldo e a freddo, ha perso di vista), il quadro che da subito emergeva da quelle parole era semplice da capire: Piantedosi, pur con parole che potevano prestarsi, come è accaduto, a diverse interpretazioni politiche, non ha mai escluso la pista terroristica, né in quel momento né, soprattutto, in termini prospettici rispetto ai futuri risultati delle indagini. Era una posizione dettata dalla prudenza istituzionale e dalla tempistica: poche ore dopo un fatto gravissimo, con informazioni ancora parziali, il ministro aveva semplicemente fotografato ciò che risultava in quel momento, rinviando, com’è naturale, alle verifiche successive, proprio sulla matrice terroristica. Questi sono i fatti e le parole.
Eppure Mezzetti, intervenendo in Consiglio comunale e poi pubblicamente numerose volte in risposta alle posizioni del centro destra, ha sempre sostenuto che era stato il ministro ad avere escluso la pista terroristico al punto di aver dovuto “richiamare” il ministro stesso alla cautela, rispetto all'esclusione della pista terroristica.
Ma quella esclusione non c’è mai stata. Il sindaco, nel tentativo di smarcarsi dalle polemiche di Fratelli d’Italia, ed eludendo quella complessità a cui spesso richiama, finisce oggi per attribuire alle parole di Piantedosi un significato che il ministro non ha pronunciato, e per attribuire a sé stesso la prudenza che il ministro aveva già manifestato in attesa dei risutalti delle indagini.
Il risultato è un altro cortocircuito politico: Mezzetti e Piantedosi dicono di fatto la stessa cosa, ma il sindaco e Bignami costruiscono una contrapposizione politica che non trova riscontro nei fatti e nelle parole. E che nelle parole prende invece forma nella richiesta del sindaco all'Onorevole Bignami di presentare una interrogazione al ministro sui nuovi elementi che emergerebbero dai video riuardanti El Koudri nelle settimane antecedenti l'attentato e riportati da Il Giornale. Una interrogazione che per il sindaco andrebbe di fatto a sconfessare le parole della prima ora del Ministro ma che proprio alla luce delle parole del ministro in risposta a La Pressa, andrebbe nella direzione di un interesse comune del centro destra, del centro sinistra e di tutti i cittadini, del Comune così come del Viminale.
La conferma e la valutazione, da parte del governo, rispetto all'emergere di elementi che fanno presagire ad una matrice quantomeno terroristica (anche senza spingersi alla dimensione religiosa ed islamista), dell'attentato del 16 maggio. Il punto vero oggi è accertare i fatti, lasciando alla loro dimensione le strumentalizzazioni e le semplificazioni politiche e di parte. La questione centrale non è la disputa tra Mezzetti e Bignami. che lunedì potrebbe davvero presentare una interrogazione al ministro senza rischio di sconfessarlo poiticamente. La questione centrale è che gli inquirenti stanno valutando nuovi elementi, che la pista terroristica non è mai stata esclusa e che, anzi, se saranno confermati gli elementi emersi da Il Giornale, sarebbe decisamente più evidente. Al di là che questo sia considerato a livello politico, non un elemento di verità un elemento scomodo.
Gi.Ga.