A Modena sono diventati talmente bravi a combattere gli stereotipi che ormai ne hanno costruiti di nuovi: infatti quello vecchio diceva che l’uomo è aggressivo e la donna è vittima. Ma ecco che quello nuovo è molto più raffinato: l’uomo può essere studiato, la donna va protetta anche dagli studi che non ci piacciono. Così nasce un convegno sull’aggressività femminile e, invece di aspettare che parlino psicologi, giuristi e studiosi, arriva subito il 'plotone d’esecuzione' del politicamente corretto: 'Non importa cosa diranno, importa che non avrebbero dovuto dirlo!' È una tecnica 'democratica' straordinaria: non devi più confutare un’idea, ma ti basta marchiare chi la esprime; quindi vai col 'fuorviante', 'pericoloso', 'offensivo', 'strumentalizzato' e oplà! Il problema è risolto! Del resto, se un argomento rischia di incrinare una narrazione politicamente comoda, perché mai sottoporlo al dibattito? Molto più semplice stabilire prima che non meriti nemmeno di essere ascoltato: il risultato è esilarante! Si organizzano convegni sulla libertà, sul dialogo, sulla cultura del confronto e sulla necessità di abbattere i pregiudizi, poi arriva qualcuno con un’idea scomoda e scopriamo che il confronto era previsto, ma solo ed esclusivamente con le 'idee autorizzate'. E allora, signori miei, lasciateci almeno una certezza: la violenza non ha genere, la libertà di parola, invece, pare di sì.
Paride Puglia

