I casi di via Tignale del Garda a Modena a luglio e quello di Montese, a inizio agosto, pare condividano, rispetto a quanto fino ad ora appurato, un copione con variabili simili: conflitti sfociati in aggressioni letali all'arma bianca, dove a impugnare il coltello e a finire fermate dalle forze dell'ordine, sarebbero state donne (nel caso di Montese la moglie), in contesti domestici.
Se ciò non basta ad evidenziare una tendenza, o un ribaltamento della tendenza (anche se numeri 'piccoli' quando si parla di omicidi sono comunque numeri grandi, sia sotto il profilo statistico che per impatto sociale), quanto meno può essere sufficiente per accendere i riflettori su un aspetto spesso sommerso: la violenza relazionale e domestica, quel conflitto che come tale non ha un solo genere. Quando la disperazione, il disagio psichico o l'esasperazione superano il livello di guardia, l'androne di un condominio o una casa sull'appennino modenese possono trasformarsi in teatri di scene tragiche, indipendentemente da chi sia a sferrare il colpo. Uomo o donna.
Nella foto, il palazzo di via Tignale del Garda, a Modena, in cui 17 luglio scorso il 44enne Rolando D'Ulizia (detto Dino) è stato ucciso a coltellate nell'androne. Per il delitto è stata arrestata una donna, con a quale aveva avuto un diverbio

(1).jpg)

