'In un paese serio questi amministratori della Fondazione di Modena, qualora non avessero mostrato il coraggio di dimettersi, sarebbero stati mandati a casa (anni addietro avrebbero detto: 'A zappare'), invece si sono auto-premiati allungandosi la durata del mandato per sostenere la continuità del programma. Amministratori che per cinque anni si sono fatti sfilare sotto il naso più di un milione di denaro dei modenesi senza sapere quale destinazione abbia preso e se esista una possibilità di recupero'. Queste le parole pronunciate ieri dal consigliere comunale di Modena Paolo Ballestrazzi a commento dell'annuncio con cui la Fondazione di Modena ha ufficializzato la scelta di prolungare il mandato di presidente e Consiglio di indirizzo a sei anni.
Impossibile non notare come questa dura critica al 'Sistema Fondazione' dopo lo scandalo dell'ammanco milionario, arrivi da un consigliere comunale di maggioranza. Paolo Ballestrazzi è infatti esponente di Pri-Azione che in giunta esprime l'assessore Paolo Zanca, fedelissimo del sindaco Massimo Mezzetti e unico, dopo gli iniziali attacchi dello stesso primo cittadino, ad aver mosso nei mesi scorsi serie critiche all'operato della Fondazione durante una trasmissione a Tvqui.
Ora perchè, in una realtà come quella modenese, l'unico a ricordare lo scandalo che ha investito la cassaforte della città
e la contemporanea decisione dello stesso ente di prolungare il mandato dei suoi vertici, è un esponente della maggioranza consigliare?Dalle fila dell'opposizione di centrodestra - dopo i ripetuti e meritori attacchi del consigliere civico Maria Grazia Modena - sul tema in questi giorni non si è levata una parola. Il prolungamento del mandato del presidente Matteo Tiezzi e del Cdi a sei anni è stato accolto nel più religioso silenzio. Zitti zitti, aspettando che passi la nottata.
Evidentemente va bene così. Un centro di potere, quello della Fondazione di Modena, che viene palesemente preservato dalla critiche e che - con le mosse degli ultimi mesi - è anche entrato direttamente e attraverso la controllata Carimonte, nella proprietà del principale giornale cartaceo locale, la Gazzetta di Modena.
Viene allora quasi il dubbio che a Modena chi tocca la Fondazione forse non muioa, ma comunque rischi di restare ferito o perlomeno isolato.
Perchè la minoranza che aveva chiesto e ottenuto un'azione di responsabilità nei confronti degli ex direttori Amo per recuperare gli oltre 500mila euro sottratti alla società, nel caso della Fondazione di Modena, davanti a un ammanco duplicato, è rimasta pressochè silente?
Perchè con Amo si è pretesa e ottenuta la dimissione in massa di tutti i vertici e nel caso della Fondazione nessuno ha mosso un muscolo?
Perchè non ci si chiede quale credibilità possa avere la politica, quella che si vanta di 'annusare' il popolo poco studiato, se non è nemmeno in grado di condannare la supponenza con la quale chi ha assistito alla sparizione di un milione e passa di euro, rinnova se stesso come nulla fosse, con anche la promessa di fare più controlli e comportarsi bene bene in futuro?
Poco importa che Amo sia controllata formalmente dal Comune, mentre la Fondazione sia ente privato e abbia solo membri del Cdi indicati da piazza Grande senza 'vincolo di mandato', il punto politico non cambia. Perchè si tace?
Allora non resta che prendere atto della realtà. Nella Modena ingessata, conservatrice e conformista funziona così, si digerisce tutto tra una cena e l'altra, tra una nuova auto per solleticare il proprio ego e una bella azione di beneficenza da ostentare. Ad alzare il dito sono solo i 'decani' del Consiglio comunale, appunto il pasionario Paolo Ballestrazzi e l'indipendente Maria Grazia Modena, unici, forse per età sicuramente per coraggio, ad avere la voglia di scagliare una pietra contro il Moloch del 'potere
Giuseppe Leonelli
Nella foto Matteo Tiezzi col sindaco Massimo Mezzetti

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