'Dobbiamo chiedere alle Istituzioni che governano l’edilizia scolastica come intendano affrontare le aule-forno. Il fai-da-te non può più essere la risposta: la buona volontà delle famiglie non è un impianto e qualche decina di ‘pinguini’ recuperati dagli assessori non sono programmazione'. Lo afferma Carmelo Randazzo, leader di Cisl Scuola Emilia Centrale, che chiede un tavolo istituzionale coordinato dalla Provincia sul benessere climatico nelle scuole.
Trentadue, trentaquattro, in alcuni casi trentasei gradi nelle aule. Era finito così l’anno scolastico, secondo l’inchiesta del sindacato di Palazzo Europa, mentre famiglie, docenti e segreterie compravano ventilatori e i Comuni cercavano climatizzatori portatili. 'Gesti generosi, ma diciamoci la verità: se le temperature non mollano, il 15 settembre ripartiremo ancora con aule-forno. Sarebbe un grave errore considerare il super caldo un incidente di percorso: è ormai strutturale per il clima cambiato', prosegue Randazzo.
Per Cisl Scuola è una questione di sicurezza e qualità della didattica. Le linee guida Inail indicano come confortevoli 25-27 gradi con bassa umidità; è ragionevole ritenere che 28 gradi è la soglia massima per un’aula occupata. 'Tornare sopra i 30 gradi a settembre o a maggio e giugno, se la condizione è prolungata, non è più semplice disagio.
Una scuola nella quale non si respira non è sicura, inclusiva né capace di garantire apprendimento e lavoro, tuona il sindacato.La richiesta alla Provincia, competente per le superiori, e ai Comuni, responsabili degli altri ordini, è di istituire il Tavolo e pubblicare la mappatura termica, se esiste, o avviarla subito. Per ogni plesso servono temperature massime, aule ed esposizioni critiche, schermature, ventilazione, impianti e potenza elettrica. Poi priorità, soluzioni (interventi passivi, ventilazione meccanica o climatizzazione), costi preliminari e finanziamenti per le scuole messe peggio. 'Non chiediamo miracoli, ma serietà e un grande cantiere programmatico territoriale. Non è credibile sostenere che si possano climatizzare tutte le scuole (a cominciare da quelle che non autoproducono energia) ma si possono, invece, introdurre tante azioni migliorative – segnala Randazzo –: pellicole hi-tech ai vetri, tende performanti alle finestre, l’inserimento di filari alberati lungo i fronti più esposti per aumentare l’ombreggiamento, meccanismi che facilitino il ricambio d’aria introducendo aria a temperature più basse'.
C’è poi il capitolo Pnrr che ha sostenuto l’edilizia scolastica, costruito per ridurre i consumi di energia e proteggere dal freddo. In altre parole, uno strumento pensato per un clima che non esiste più. Le linee guida ministeriali “Futura” privilegiavano involucro, protezione dall’irraggiamento, ventilazione naturale e soluzioni passive, ma erano orientative, non prescrittive.
Agire è importante, organizzare le priorità ancora di più: il calendario regionale programma 206 giornate, 205 quando la festa patronale cade in un giorno di lezione; il minimo nazionale è 200. Quindi, se la nostra scuola resta aperta più a lungo, deve essere abitabile più a lungo.
Certo, ci sono i 20 milioni appena annunciati dal Ministero per dispositivi di raffrescamento. 'Risorse assolutamente insufficienti. Un impianto per una scuola da 700-1.000 studenti può avvicinarsi al milione di euro.
Foto Italpress


