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Modena, la scuola riparte sulle spalle dei precari: sono oltre 2000

Modena, la scuola riparte sulle spalle dei precari: sono oltre 2000

Randazzo, Cisl Scuola: 'Il precariato non è più un’emergenza: è il sistema. Problema delle cattedre spezzatino'


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La scuola modenese riparte, ancora una volta, sulle spalle dei precari. Sono già 2.015 gli incarichi assegnati per l’anno scolastico 2026/2027: 509 conferme per garantire la continuità sul sostegno e 1.506 nomine nel primo bollettino ordinario. I posti interi sono 1.703, gli spezzoni 312. Prima ancora delle supplenze erano state disposte 133 assegnazioni provvisorie, 70 provinciali e 63 interprovinciali.

'Questi numeri dicono una cosa semplice: il precariato non è più un incidente del sistema, è diventato il sistema. Ogni settembre migliaia di persone aspettano una nomina, cambiano scuola, comune, spesso casa. E intanto sono loro a garantire che le classi possano partire', afferma Carmelo Randazzo, leader della Cisl Scuola Emilia Centrale.

Il dato che più colpisce riguarda il sostegno. Tra conferme e primo bollettino si arriva a 1.304 incarichi: quasi il 65% di tutti quelli assegnati finora. Nel solo primo turno ordinario le nomine sul sostegno sono 795 su 1.506, più della metà.

'Parliamo del lavoro più delicato, quello che dovrebbe assicurare continuità ai bambini e ai ragazzi più fragili. E invece continuiamo ad affidarlo in larghissima parte a personale precario. È una contraddizione enorme: chiediamo continuità didattica, ma costruiamo la continuità sulla precarietà'.

C’è poi il problema delle cattedre-spezzatino.

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Nel primo bollettino gli spezzoni sono 312, per 4.377 ore settimanali. E delle 257 cattedre costruite su più scuole, 170 – due su tre – obbligano a muoversi tra comuni diversi.

'Non basta che le ore tornino in un foglio Excel. Una cattedra deve essere umanamente sostenibile. Vuol dire guardare chilometri, traffico, tempi di percorrenza, orari, benzina, parcheggi, collegi docenti. Se per completare l’orario devi trasformarti in un pendolare permanente, il problema non è del lavoratore: è di chi ha costruito male quella cattedra', attacca Randazzo.

E il quadro non è ancora chiuso. Su 298 disponibilità iniziali di posti orario, 247 risultano assegnate mentre 51 non trovano ancora corrispondenza nel bollettino analizzato. Le difficoltà maggiori riguardano infanzia e primaria, con 14 e 17 disponibilità ancora senza riscontro; 22 delle 51 riguardano il sostegno.

Nei prossimi giorni arriveranno rinunce, rettifiche, nuove disponibilità e altri scorrimenti. 'Ma la scuola non può vivere ogni settembre con il fiato sospeso. Servono procedure rapide, dati chiari e cattedre costruite meglio. Ogni giorno perso ricade sulle scuole, sugli studenti e su lavoratori che ancora non sanno dove e come lavoreranno'.

Poi c’è la casa, ormai una vera emergenza dentro l’emergenza. Chi arriva da fuori provincia ha pochi giorni per trovare un alloggio in una delle aree più costose dell’Emilia.

Affitti alti, pochi contratti temporanei e stipendi che non reggono il costo della vita fanno sì che una nomina, sulla carta positiva, possa diventare economicamente impossibile.

'Così Modena rischia di diventare una provincia che chiama personale, lo mette in classe e poi lo perde. Non possiamo stupirci del turnover se non rendiamo sostenibile la vita di chi viene qui a lavorare. La scuola non può andare avanti grazie al sacrificio individuale dei precari. Servono stabilizzazioni, cattedre dignitose e un territorio capace di accogliere chi tiene in piedi le nostre scuole. Altrimenti tra dodici mesi saremo di nuovo qui, a raccontare la stessa identica emergenza', conclude Randazzo.

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