'Dico che si auto insulta in quando uno degli invitati è una tale Francesca Albanese, già presente all’edizione 2025, nota per avere maltrattato un inerme sindaco di Reggio Emilia e per questo costretta a restituire al sindaco Mezzetti la moneta della città di cui le era stato fatto in precedenza dono. Il rimbrotto del sindaco, piuttosto duro, lamentava la mancanza di sobrietà istituzionale e del principio di lontananza dai fanatismi. Due siluri non da poco, ma inesplosi in quanto oggi il sindaco se la ritrova alla ribalta di una manifestazione che non solo l’amministrazione comunale paga per la maggior parte (con soldi dei cittadini modenesi, non va dimenticato), ma nella quale l’amministrazione comunale e regionale è impegnata per contratto a costruire il programma - spiega la Modena -. Quindi o il sindaco Mezzetti ha la grazia facile o la memoria corta, e allora dovrebbe in un patetico tiramolla restituire anche la moneta della città alla Albanese, oppure qualcuno altro ad alto livello nel PD l’ha persa completamente o peggio sta già proiettando Modena oltre l’incidente del sindaco 2024, non sempre allineato, come si pretenderebbe nelle alte sfere del monolitico potere modenese'.
'C’è poi in coerenza l’aspetto della corsa alla carta stampata che sembra aver preso Modena come una tarantola. Vedi l’ingresso di Carimonte, braccio investitore di Fondazione di Modena, in Sae, che gestisce alcuni quotidiani locali tra cui la Gazzetta di Modena, quello diretto di Fondazione di Modena nel gruppo LaStampa Sae e del dottor Trombone, presidente di Coop Alleanza 3 ed ex presidente di Carimonte, nel Cda di QN Media Spa (società editrice de Il Resto del Carlino) - continua la Modena -. Certamente la ragione dell’investimento nella carta stampata non riguarda la remunerazione, basta leggere i bilanci per scappare lontani. Oggi, siamo informati su tutto in tempi rapidissimi. I social, le piattaforme sono invasivi al massimo, sempre allerta, in ogni momento del giorno e della notte, ma di quel miliardo di informazioni alla fine non resta nulla o quasi.
Nella foto Maria Grazia Modena e il presidente della Fondazione di Modena Matteo Tiezzi


