Si sala sul palco. Il tema sono le elezioni politiche e soprattutto con quale proposta politica, e con quale coalizione PD e centro sinistra ci arriveranno. Una proposta che ancora non emerge, nemmeno lontanamente, dalla serata. Il tutto rimane ad una frase che è diventata un mantra nel Pd e nei diversi appuntamenti che sul tema di sono susseguiti in queste settimane anche al Festa di Modena: 'No alle primarie prima del programma, perché quando il programma sarà definito, il premier che dovrà applicare quel programma verrà da sé, e se non verrà da sé potrebbe essere espresso dal partito di maggioranza', anche se su questo punto si sa quanto la posizione dell'ex premier Conte è già da ora divergente.
Fatto sta che la proposta del centrosinistra, negli interventi dei tre ospiti, non emerge, nemmeno a grandi linee. A dominare è invece Vannacci, citato per circa la metà del tempo complessivo degli interventi. La moderatrice Myrta Merlina ormai presenza fissa nella moderazione dei dibattiti con rappresentanti nazionali del partito della Festa di Modena tale da dare del tu agli ospiti definiti amici, pone domande che diventano spesso trampolini per tornare sul Generale, trasformato dalla sinistra in un un proprio assillo, oltre che un ago della bilancia del centrodestra e, probabilmente, della competizione elettorale.
La più netta sul Generale di Futuro Nazionale è Silvia Salis, che denuncia il livello ancora più basso del già basso livello del dibattito politico portato da Vannacci e afferma: “Mi meraviglio che lo si faccia ancora parlare e non gli si tolga il microfono. Mi meraviglio che lo abbiano chiamato ad intervenire al forum Ambrosetti'
Salis conferma di non voler partecipare alle primarie e, di fatto, di non voler essere della partita per il premierato. “Continuerò a fare il sindaco di Genova”, dice, spiegando che il suo ruolo sarà sostenere il centrosinistra nella corsa elettorale, con l’auspicio di un governo che rafforzi le politiche progressiste dei comuni come il mio.
Sul tema Vannacci, De Caro ironizza sul concetto di “patriarcato mediterraneo” usato al leader di Futuro Nazionale: “Pure da uomo del Sud, non riesco a comprenderlo. In casa mia ha sempre comandato mia madre”.
Il presidente della Regione Puglia insiste poi sul mantra della serata: prima il programma, poi il premier. “Non importa chi sarà: importa proporre un programma chiaro, condiviso, credibile”, afferma. E aggiunge il passaggio più politico: “Non dobbiamo vincere grazie a Vannacci, ma grazie a una proposta unita, forte e credibile del centrosinistra”.
L’unico contenuto concreto è il richiamo alla sanità pubblica, con l’obiettivo dichiarato di investire 20 miliardi nel caso di vittoria alle elezioni.
Bonaccini offre il passaggio più autocritico. Ricorda come il centrosinistra, negli ultimi anni, si sia concentrato sui punti che dividevano la coalizione, perdendo elezioni che potevano essere vinte: “Io invidio al centrodestra la capacità di essere unito nei momenti decisivi. Se hanno nove cose su cui sono divisi e una su cui sono uniti, puntano su quella. Noi facciamo il contrario”.
Poi l’affondo: “Se continuiamo a parlare male del governo, pur avendone tutti i motivi, questo non basta per vincere le elezioni”. Rivolgendosi alla platea che applaudiva, aggiunge: “C’è poco da applaudire, anche voi siete parte del problema”.
Alla domanda sulle priorità di governo in caso di vittoria elettorale, Bonaccini, che pare essere preso alla sprovvista, indica il riconoscimento dello Stato di Palestina e l'introduzione del salario minimo.
Gi.Ga


