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Intelligenza artificiale, Papaleo (Cisl) lancia il Protocollo Leonardo: 'Sia a servizio di imprese e lavoro'

Intelligenza artificiale, Papaleo (Cisl) lancia il Protocollo Leonardo: 'Sia a servizio di imprese e lavoro'

'Otto pilastri per governare l’introduzione dell’AI nelle imprese e trasformare lo straordinario vantaggio tecnologico dell’Emilia-Romagna in competitività'


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'L’intelligenza artificiale non è il lavoro del 2040. È già qui. È nelle fabbriche, negli uffici, nella sanità, nella progettazione. Sta cambiando il lavoro degli operai, degli impiegati, dei medici e degli ingegneri modenesi. Per questo il sindacato non può arrivare dopo, quando l’algoritmo ha già deciso tutto: deve stare al tavolo prima'.

Così Rosamaria Papaleo, leader della Cisl Emilia Centrale, ha presentato il “Protocollo Leonardo”, 'otto pilastri per governare l’introduzione dell’AI nelle imprese e trasformare lo straordinario vantaggio tecnologico dell’Emilia-Romagna in competitività, competenze e lavoro migliore'. Proposta avanzata venerdì scorso alla Festa provinciale dei Dem modenesi in via Divisione Acqui, in un dialogo che con l’assessore regionale Vincenzo Colla, promosso dalla consigliera Ludovica Carla Ferrari.


Papaleo non ha dubbi: 'L’Emilia-Romagna ha in garage una Ferrari per l'algoritmo a servizio del genio manifatturiero (anche) modenese: al Dama di Bologna abbiamo Leonardo, Cineca, It4lia e uno dei poli di supercalcolo e intelligenza artificiale più avanzati d’Europa. Adesso quella Ferrari deve correre su tutto il territorio, arrivare alle Pmi, ai distretti industriali, alle amministrazioni pubbliche'.

La Cisl riprende l’intuizione indicata da Mario Draghi con il computing capital: trasformare la grande potenza pubblica di calcolo europea – di cui Leonardo è il campione – in capitale a disposizione dell’innovazione delle imprese.

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Investendo, al tempo stesso, nella sovranità dei dati. Quei dati che le imprese di Modena non possono continuare a regalare ai server e ai data center esteri di privati voraci, spesso contractor di potenze in corsa contro l’Europa. 'L’Europa ha cominciato a blindarsi attraverso le AI Factories e noi abbiamo a Bologna quella italiana. Facciamo un passo ulteriore: accompagniamo le imprese verso questa enorme capacità tecnologica e costruiamo contemporaneamente un modello di AI partecipata. La potenza pubblica aiuta l’impresa a diventare più competitiva ma l’innovazione deve restituire al territorio competenze, produttività e qualità del lavoro'.


Il Protocollo proposto da Cisl subordina l’accesso alla super potenza di calcolo ad una serie di fattori: l’impresa chiarisca fin dall’inizio obiettivi e utilizzo dell’AI; valuti preventivamente l’impatto su mansioni e occupazione; programmi la formazione prima che le competenze diventino obsolete; coinvolga preventivamente le rappresentanze dei lavoratori quando la tecnologia incide su temi hard risk come organizzazione, turni, valutazioni e produttività, rafforzando la linea d’azione dell’Ai Act europeo; mantenga una responsabilità umana effettiva sulle decisioni che riguardano le persone; garantisca sicurezza e sovranità dei dati; apra alla contrattazione il “dividendo AI”, cioè la produttività aggiuntiva generata dalla tecnologia. Il motivo?

Semplicissimo: 'Se grazie all’AI un’impresa passa da 100 a 120, quel 20 non può essere considerato automaticamente materia esclusiva del conto economico. Deve entrare anche nella contrattazione – osserva Papaleo –: salari, premi, formazione, riduzione dei carichi più gravosi, conciliazione, nuova occupazione, fino alla riduzione dell’orario. Il vero conflitto dell’AI non sarà tra uomo e macchina, ma sulla distribuzione del valore che uomo e macchina insieme riusciranno a produrre'.


L’ottavo pilastro del Protocollo è, invece, il Labour AI Lab, un laboratorio per formare i “delegati dell’algoritmo”: se il sindacato vuole essere all’altezza della contrattazione e vuole recuperare la sua centralità, occorre che i rappresentanti dei lavoratori siano capaci di comprendere sistemi AI, dati utilizzati, possibili bias ed effetti sull’organizzazione.

La proposta è che la Regione utilizzi i propri strumenti di accompagnamento, incentivazione e trasferimento tecnologico per favorire l’adesione delle imprese al Protocollo. 'Non chiediamo di mettere un freno alla Ferrari. Chiediamo di decidere dove deve portarci. Draghi ha indicato come democratizzare l’accesso alla potenza di calcolo; il Protocollo Leonardo vuole democratizzare anche il valore che quella potenza produce, trasformando una transizione digitale in conquista sociale. Per farlo, serve un salto di qualità: non vogliamo fermare l’algoritmo fuori dal cancello – conclude Papaleo –, vogliamo sederci al tavolo prima che entri.

Perché la nostra ambizione è dare al lavoratore potere nell’economia dell’intelligenza artificiale'.

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