La prima cosa che voglio dire è che la stazione continua a essere una sorta di “terra di nessuno”. Lo ripeto da tempo: manca quel controllo continuo, capillare, costante, che una zona così critica della città richiederebbe. Nonostante gli annunci e le rassicurazioni, la percezione – e purtroppo anche i fatti – ci dicono che chi passa di lì non si sente al sicuro.
La seconda considerazione riguarda la natura stessa di queste aggressioni: possono avvenire in qualunque momento, senza preavviso. E soprattutto possono colpire chiunque. In questo caso parliamo di un medico, una persona abituata a gestire situazioni difficili, formata per affrontare emergenze. Eppure è stato aggredito senza poter fare nulla. Se è successo a lui, poteva succedere a un bambino, a una donna, a un anziano, a uno studente. Nessuno è esente dai rischi quando l’ambiente non è controllato.
La terza riflessione è forse la più preoccupante: nonostante gli annunci dell’amministrazione, nonostante i toni spesso trionfalistici con cui si parla di miglioramenti, la realtà è che i problemi non stanno diminuendo. Stanno peggiorando. Lo si vede nei numeri, lo si vede nelle segnalazioni, lo si vede semplicemente camminando per la città. Qualcosa si sta facendo, è vero, ma questo “qualcosa” non produce effetti concreti. La situazione non migliora, e i cittadini lo percepiscono ogni giorno.
Per questo continuo a chiedere un cambio di passo vero, non cosmetico. Serve una presenza costante, serve un presidio reale, serve una strategia che non si limiti agli annunci. Modena non può permettersi che la sua stazione resti un luogo dove chiunque può essere aggredito mentre aspetta un treno'.
Giovanni Bertoldi - Capogruppo Lega Modena


