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Bonaccini, le critiche arrivano anche dagli ex compagni

Bonaccini, le critiche arrivano anche dagli ex compagni

Qualche amministratore locale, libero dai condizionamenti dell’appartenenza al Pd, ha definito Bonaccini 'supponente, presuntuoso ed arrogante'


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Non sono certamente sfuggite le severe critiche rivolte all’europarlamentare del Pd Stefano Bonaccini dopo le sue accuse di ‘ignoranza’ rivolte a quanti votano a destra. Ma per i lettori cui queste critiche, questi commenti e questi giudizi fossero sfuggiti, li riproponiamo e li pubblichiamo in questo e, visto che sono tanti, anche in un secondo articolo. Si tratta di commenti espressi da dirigenti politici di altri partiti, ma provenienti anche dal mondo della cultura, del giornalismo e dello spettacolo.

Iniziamo da quanto hanno detto due suoi ex compagni del partito di allora, Adriano Baldi, che è stato a suo tempo direttore del Teatro Comunale di Modena e Roberto Vezzelli, per molti anni presidente di Legacoop. Due uomini sicuramente di sinistra che lo conoscono bene e che lo hanno ora messo con le spalle al muro dicendo, il primo, che: 'Bonaccini è arrivato a Modena da Campogalliano negli anni in cui il Pci andò in crisi per il crollo del Muro di Berlino nel 1989 e costretto a cambiare nome (da Pci a Pds) con segretario Achille Occhetto, facendo prima il funzionario politico poi l’assessore in Comune a Modena, senza dunque beneficiare di nessuna selezione di una nuova classe dirigente dopo la fine del comunismo ma, soprattutto,

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di fronte ad un fuggi fuggi generale dalle sedi del partito, dalle sezioni e dagli organismi della sinistra sino ad allora funzionanti'.

E, il secondo, che ha aggiunto come 'Bonaccini e la sua generazione hanno la responsabilità di avere perso il consenso elettorale nei ceti popolari, tra i lavoratori, nelle periferie e tra i giovani, paghi delle poltrone ben retribuite e dei connessi privilegi nei Comuni, nelle Province, in Regione, in Parlamento, in Europa, nelle Coop, nei consigli di amministrazione delle banche. Arroccandosi in una gestione incolore quando è stato per tanti anni al governo nazionale, rifugiandosi nel ‘renzismo’ e su unriformismo parolaio senza anima e senza valori”. E qui Vezzelli sembra rimproverare al vecchio Pci di avere sempre combattuto la Socialdemocrazia italiana che si richiamava a Turati, Matteotti e Saragat e quella europea dei vari Brandt, Schmidt, Mitterrand, Spaak, Palme, Wilson. “E orai dirigenti attuali continuano coi loro bla bla senza fare nessun salto di qualità'. Ma Vezzelli se la prende con Bonaccini anche per come 'ha governato per dieci anni la Regione emiliana,con la sanità, ad esempio, che conosce un progressivo declino giunto alla soglia di una crisi irreversibile con errori strategici sia dei vertici regionali che dei direttori sul territorio nominati dallo stesso Pd.

Provi a portare Bonaccini la sua narrazione di “sanità emiliana efficiente” sull’Appennino modenese e nella Bassa per vedere come viene accolta, specialmente dopo le tante promesse da lui fatte e nonmantenute'.   

E per questo qualche amministratore locale, libero dai condizionamenti dell’appartenenza al Pd, ha definito Bonaccini 'supponente, presuntuoso ed arrogante, che ha governato male la Regione insieme alla sua vice presidente Schlein, spendendo ad esempio i soldi stanziati per mettere in ordine gli argini dei fiumi che, viceversa, alla prima ‘piena’ hanno ceduto sommergendo i territori attraversati'.

Cesare Pradella

(continua)

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Giornalista pubblicista, è stato per dieci anni corrispondente da Modena del Giornale diretto da Indro Montanelli, per vent'anni corrispondente da Carpi del Resto del Carlino, per cinque anni addetto...   

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