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Demografia: il tempo delle scelte, partendo dall'Emilia Romagna

Demografia: il tempo delle scelte, partendo dall'Emilia Romagna

All'assessore Conti il merito di aver messo la questione demografica al centro dell'agenda dell'Emilia-Romagna, sottraendola all'allarmismo e alla rassegnazione


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All'incontro 'Il tempo delle scelte. Demografia, natalità, genitorialità, cura: quando la società cambia', coordinato da Maurizio Malavolta, hanno partecipato l'assessora regionale Isabella Conti, la consigliera regionale Ludovica Carla Ferrari, il demografo prof. Alessandro Rosina, Loredana Ligabue di CARER, Alberto Bellelli e il sottoscritto.

Ieri sera, alla Festa provinciale dell'Unità di Modena, abbiamo provato a discutere di demografia. 

In Italia esiste uno scarto enorme tra il numero di figli desiderati e il numero di figli che vengono effettivamente messi al mondo. È il segnale che il contesto non è favorevole. Ma il contesto si può cambiare ed è esattamente il terreno sul quale la politica può e deve incidere.

Il punto di partenza sono numeri che non consentono più di rinviare la discussione. 

Nel 2025 in Italia sono nati 355 mila bambini a fronte di 652 mila decessi, e il numero medio di figli per donna è sceso al minimo storico di 1,14. Gli over 65 sono ormai il 25,1% della popolazione. La popolazione complessiva resta sostanzialmente stabile soltanto grazie al saldo migratorio positivo.

Ma il dato più importante è che esiste una distanza tra i progetti di vita e la possibilità concreta di realizzarli. 

Casa, stabilità del lavoro, costo della vita, disponibilità dei servizi, conciliazione tra lavoro e famiglia, distribuzione dei carichi di cura e fiducia nel futuro incidono sulle scelte molto più di qualunque richiamo astratto alla natalità.

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È stata precisamente questa l'impostazione dalla quale siamo partiti nel confronto di ieri. 

Una politica pubblica insieme liberale e sociale non deve stabilire quanti figli debbano avere le persone. Deve invece preoccuparsi che chi desidera un figlio non sia costretto a rinunciarvi perché non trova una casa, perché teme di perdere il lavoro, perché un asilo costa troppo o semplicemente non c'è, perché la cura continua a gravare in modo sproporzionato sulle donne.

Per questo considero molto positiva la scelta dell'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna di affrontare la questione in modo trasversale. L'Intergruppo sulla Demografia riunisce 36 consiglieri di maggioranza e opposizione ed è coordinato da Ludovica Carla Ferrari ed Elena Ugolini. A luglio l'Assemblea ha approvato all'unanimità l'indirizzo che impegna la Giunta a presentare entro il 31 dicembre una legge regionale organica, con misure strutturali, per il sostegno alla genitorialità e il contrasto alla denatalità. Tra gli ambiti indicati ci sono fiscalità, casa, autonomia dei giovani, conciliazione, servizi educativi 0-6 anni, disabilità, salute riproduttiva, corresponsabilità dei padri e aree interne.

Una società nella quale diminuiscono i giovani e aumentano gli anziani pone una questione enorme di cura e di non autosufficienza.

È qui che entra in gioco quella che viene chiamata 'generazione sandwich': uomini e, ancora in larga prevalenza, donne che contemporaneamente lavorano, crescono i figli e assistono genitori anziani. Nei prossimi anni questo sarà un problema sempre più diffuso. 

 Scaricare sulle famiglie ciò che il welfare non riesce più a garantire significa produrre nuove disuguaglianze: tra chi può permettersi assistenza privata e chi no, tra chi ha una rete familiare e chi è solo, e ancora una volta tra uomini e donne.

Dentro questa trasformazione c'è infine un tema che riguarda particolarmente Modena nel 2026: il volontariato.

Quest'anno Modena e la sua provincia sono Capitale italiana del Volontariato. È un riconoscimento importante per un territorio che dispone di una rete straordinaria di associazioni e di persone che ogni giorno si occupano di anziani, disabilità, povertà, salute, sport, cultura, ambiente, carcere e moltissimo altro.

Ma proprio mentre celebriamo questa ricchezza dobbiamo evitare un equivoco. La sussidiarietà non può diventare il modo elegante con cui il pubblico arretra e trasferisce alle famiglie e ai volontari responsabilità che restano sue. Il pubblico deve garantire i diritti e i servizi, come ci ricordava Giulio Santagata.

Il volontariato è l'effetto moltiplicatore, generativo, che arricchisce e produce relazione, prossimità, fiducia, comunità.

Per questo la Regione dovrebbe utilizzare questa stagione anche per rafforzare strutturalmente il Terzo settore, alleggerendo il peso del reperimento delle risorse economiche e degli adempimenti amministrativi che oggi assorbe una quota crescente delle energie delle associazioni. Dobbiamo permettere ai volontari di impiegare il proprio tempo soprattutto per la ragione per cui hanno deciso di fare volontariato.

Alla fine, natalità, caregiver e volontariato raccontano aspetti diversi della stessa questione: quanto siamo disposti, come società, a investire sulla possibilità delle persone di costruire il proprio futuro e sulla capacità delle comunità di prendersi cura di chi ne fa parte.

La politica non può promettere di invertire per decreto una trasformazione demografica che viene da lontano e ha radici culturali, storiche complesse. Può però scegliere se subirla oppure governarla, ascoltando e favorendo il desiderio dei giovani di aspirare alla genitorialità.

Un passaggio, prima di chiudere, lo devo a Isabella Conti. Chi era presente ieri sera se ne sarà accorto: il suo è stato l'intervento di chi è convinta che su questo terreno si giochi la credibilità stessa del nostro modello sociale. Ha parlato di case, di nidi, di orari di lavoro, di madri che rinunciano, e lo ha fatto con una passione che è arrivata agli ascoltatori. Il lavoro che sta portando avanti sul welfare e sulla scuola è tra i più impegnativi di questa legislatura regionale: tocca la vita quotidiana delle persone.. Le va riconosciuto il merito di aver messo la questione demografica al centro dell'agenda dell'Emilia-Romagna, sottraendola tanto all'allarmismo quanto alla rassegnazione, e di averlo fatto con la determinazione di chi vuole vedere il risultato. E infatti l'Emilia-Romagna sta facendo la sua parte, e non solo sul piano degli annunci. Da domani, anche a Modena, le scuole primarie riaprono i propri spazi con due settimane di anticipo rispetto all'avvio delle lezioni: attività gratuite, educative, sportive e laboratoriali per coprire il periodo più difficile dell'anno per chi lavora. È una sperimentazione, sostenuta dalla Regione, che ha raccolto una risposta molto ampia da parte delle famiglie e che dal 2027 dovrebbe diventare strutturale, dentro la futura legge sulla natalità. È la conferma che quando si interviene sul contesto, e non sulla retorica, le persone rispondono.

È questo, credo, il vero 'tempo delle scelte'.

Luca Barbari - Consigliere comunale di Modena

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