Donald Trump annuncia la più grande azione di boicottaggio economico di tutti i tempi contro l‘Iran, per piegare una Nazione che non può sconfiggere militarmente, per i ben noti problemi legati alla diponibilità di armamenti e di sistemi intercettori.
Kaja Kallas annuncia una nuova lista di sanzioni alla Russia, “la più ampia dall’inizio della guerra”, questo nonostante siano già stati emessi dalla Ue ben 21 pacchetti di disposizioni contro la Federazione Russa dal febbraio 2022, in aggiunta a quelli già deliberati dall’annessione della Crimea, nel 2014.
L’effetto combinato delle decisioni di Usa e Ue, o meglio della strategia americana nei confronti dell’Iran e della perseveranza europea nel rinunciare a fornirsi di gas e petrolio russi, può scatenare una vera tempesta perfetta.
-Una stima basata sui dati IEA/AIE(Agenzia Internazionale dell’Energia) indica una possibile perdita di produzione di petrolio per il 2026, dovuta ai danni della guerra, di circa 2,5 miliardi di barili che rappresentano circa il 6/7% della produzione mondiale, un numero che potrebbe ovviamente aumentare, in caso di reiterazione degli attacchi reciproci agli impianti petroliferi.
-Se Hormuz resta chiuso anche solo un altro mese, la quantità di greggio non esportata dall’area mediorientale potrebbe avvicinarsi a 2,8/ 3 miliardi di barili, considerando l’intero anno 2026.
-Il
prezzo del Brent, stante questa ultima ipotesi, potrebbe arrivare almeno a 110 $/barile, del resto le compravendite reali attuali di greggio si stipulano su prezzi superiori a 100 dollari.-Il costo del gasolio non è legato solo al valore del petrolio ma anche ai costi di raffinazione e alle importazioni dal Golfo di prodotto già raffinato, con annessi costi logistici.
Infatti possiamo osservare già oggi che il gasolio è aumentato in maniera considerevole anche rispetto alla crescita del Brent, la stessa IEA ha evidenziato “diesel cracks” (margini di guadagno delle raffinerie che trasformano il petrolio) molto elevati nel 2026.
-Stante la situazione descritta in precedenza, il costo del gasolio potrebbe raggiungere un valore tra 2,2 e 2,3€/l, meglio non menzionare cosa succederebbe in caso di nuovo conflitto armato o di blocco che perduri nel tempo.
-Accedere al gas ed al petrolio russo non risolverebbero del tutto il problema ma certamente attenuerebbero gli effetti sopra sintetizzati, il vantaggio principale sarebbe l’aumento dell’offerta disponibile per le raffinerie europee, soprattutto di greggio relativamente vicino geograficamente, con costi logistici e margini di raffinazione inferiori.
Il costo alla pompa del gasolio potrebbe diminuire tra 10 e 15%, le percentuali potrebbero essere maggiori se le quantità trattate fossero importanti, ovviamente questa
Come abbiamo detto nel precedente intervento, uno stallo della situazione in Asia occidentale farebbe lievitare ulteriormente anche i prezzi dei beni di maggiore consumo non petroliferi , la tempesta perfetta si sta delineando e speriamo che aumenti anche la presa di coscienza degli italiani, rispetto alla realtà che li circonda.
CIRCOLO LOGOS E CIVILTÀ
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