Devo dire che la Fondazione di Modena continua a sorprendermi. A parte la telenovela dell’ammanco di 1,16 milioni di euro, volatilizzati in 807 bonifici, che l’ente ha quantificato in conferenza stampa il 5 febbraio scorso, ma inspiegabilmente assente nel comunicato con cui il 21 maggio 2026 il Consiglio di Indirizzo ha annunciato l’approvazione del Bilancio di Missione e di Esercizio 2025, si aggiunge oggi lo stupore di apprendere, cosa che prima mi era sfuggita, che tra gli investimenti indiretti e diretti della Fondazione di Modena ve ne sono due che riguardano il mondo dei giornali.
Quello indiretto è l’ingresso per una quota di circa il 5,18% nel luglio 2024 di Carimonte Holding nel capitale del Gruppo SAE, che possiede quattro quotidiani locali, tra cui le Gazzette di Modena e di Reggio.
Va ricordato che Carimonte Holding non è un investitore terzo rispetto alla Fondazione: è il suo veicolo storico, partecipato assieme alla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. Esiste un vero e proprio legame operativo, come documentato dai bilanci della Fondazione stessa attraverso l’esistenza di un contratto di servizio con Carimonte per la gestione del patrimonio e per l’amministrazione, con personale comandato.
La partecipazione in SAE è sicuramente una quota piccola, legittimamente detenuta, e sul piano giuridico l’azionista è Carimonte, non la Fondazione, e nessuno può sostenere che sia stata comprata una fetta della Gazzetta di Modena. Resta però il fatto che la Fondazione non è un investitore qualunque rispetto a quel giornale. È il principale erogatore del territorio, i suoi organi sono in larga parte di nomina pubblica, ed è essa stessa oggetto di cronaca.
E qui sorge il primo dubbio. Ma una partecipazione in un gruppo che edita giornali, tra i quali il quotidiano della stessa città, non genera forse un problema di apparenza di conflitto, che nel giornalismo sappiamo benissimo pesare quanto il conflitto reale, non disponendo il lettore di strumenti per distinguere. Esiste una procedura che disciplini il conflitto di interessi tra partecipazioni editoriali da un lato ed erogazioni o rapporti pubblicitari verso lo stesso gruppo dall’altro? La Carta delle Fondazioni, approvata dall’ACRI nel 2012, alla quale la Fondazione di Modena dichiara di aderire, dedica alla prevenzione dei conflitti di interesse una parte specifica.
Non c’è un po’ di confusione nel piano della governance, dove persone con ruoli presenti o passati nella Fondazione siedono contemporaneamente nel CdA dell’azionista (Carimonte) e in quello dell’editore (Sae)?
Poi c’è un secondo passaggio, il più recente, del maggio 2026, quando è stata perfezionata l’operazione che ha portato il quotidiano La Stampa nell’orbita del Gruppo SAE, attraverso la società La Stampa SAE in cui accanto ai soci del territorio piemontese, entra, oltre che indirettamente con Carimonte, anche direttamente la Fondazione di Modena con il 6,67%.
Qualcuno ha letto l’operazione La Stampa come industriale. Lo sarà certamente, ma entrare nel capitale dell’editore di un grande quotidiano nazionale come La Stampa, non è un atto neutro, perché tocca uno degli strumenti attraverso cui si forma il dibattito pubblico del Paese. Con il 6,67% non si controlla nulla, e non è questo che sostengo; sostengo che un investimento del genere non si spiega con la sola logica del rendimento e ha bisogno di essere motivato.
Le domande sarebbero molte. Mi limito a quelle più spontanee. Come mai la Fondazione e la sua holding finanziaria, che dovrebbe avere il compito di generare dividendi per l’attività erogativa, investono nei giornali? È un impiego coerente con gli obiettivi statutari dell’ente e con il mandato della Holding?
Le delibere di investimento della Fondazione in La Stampa SAE e di Carimonte in SAE da quali organi sono state assunte e con quale
Se l’argomento a sostegno dell’ingresso di Carimonte in SAE è che l’editoria locale versa in crisi strutturale e va sostenuta, per quale ragione la scelta è caduta stabilmente su quel gruppo editoriale e non su altri, altrettanto sofferenti?
Esiste una procedura un regolamento che disciplini il conflitto di interessi tra partecipazioni editoriali da un lato ed erogazioni o rapporti pubblicitari verso lo stesso gruppo dall’altro?
La Fondazione ritiene che una testata partecipata debba segnalarlo ai lettori quando scrive dell’ente?
Su quest’ultimo punto, che pongo per ragioni di trasparenza, dato che i lettori non conoscono questo intreccio proprietario e di governance, sarebbe gradita una risposta anche da parte dei direttori delle testate interessate.
Maria Grazia Modena - Consigliere Comunale e Capogruppo della Lista Civica “Modena x Modena”
Nella foto Massimo Giusti che siede contemporaneamente nel CdA dell’azionista (Carimonte) e in quello dell’editore (Sae) e Maria Grazia Modena
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