'Il mio assistito Giovanni Esposito per mio tramite prende pubblicamente le distanze dal contenuto del post di Brandoli apparso su Facebook, e chiedo fermamente che non venga nuovamente strumentalizzato il nome del mio assistito, da parte di chiunque'. L'avvocato Deborah De Cicco, che ha assunto l'incarico di difensore del fratello di Monica Esposito, la donna di 55 anni morta due mesi dopo essere stata investita dall'auto lanciata sulla folla e guidata da Selim El Koudri, il 16 maggio, in centro a Modena, interviene sul tema delle minacce avanzate al sindaco di Modena sui social.
'Il signor Brandoli ha ritenuto di menzionare il mio assistito e il suo comitato nelle sue dichiarazioni inerenti al post, ma Giovanni Esposito non lo ha mai autorizzato a ciò, e ci teniamo soprattutto a dire - perché non si crei la benché minima confusione - che il mio assistito non ha nessun coinvolgimento nel post scritto e pubblicato personalmente da Brandoli e del quale solo quest'ultimo si assumerà ogni eventuale conseguenza legale . Vorrei inoltre precisare che anche il gruppo Giustizia e verità fondato dal mio assistito condanna il post di Brandoli, e racchiude al suo interno tanti cittadini per bene che hanno solo inteso esprimere solidarietà a Giovanni per la tragica morte di sua sorella e alla ricerca della verità, la cui immagine non va lesa, non si tratta di facinorosi.
Prego tutti ancora una volta a non strumentalizzare il nome del mio assistito, adesso il suo primario interesse ed il mio come suo difensore è quello di appurare la verità e fare valere le ragioni di familiare nel processo contro l'attentatore'.'Non nego di conoscere Brandoli da molti anni, siamo amici di famiglia di vecchia data, ma questo non deve autorizzare nessuno a sostenere e/ o supporre un accostamento tra la mia persona e il post pubblicato contro il sindaco di cui Brandoli risponderà personalmente - afferma Esposito -. È noto che io abbia espresso più di una volta il mio dissenso sulla gestione attuale della città e abbia detto di essere stati trascurati dalle istituzioni locali come famiglia Esposito, richiedendo un colloquio con il sindaco mai realizzato, ma mai mi sarei permesso di minacciare o intimidire qualcuno, men che meno le istituzioni o il sindaco'.



