Che della integrazione degli alunni stranieri, nelle nostre scuole, non interessasse nulla al centrodestra, è cosa nota e b0en dimostrata dall'ultimo, inutile e demagogico decreto. Ma al centrosinistra è interessata veramente o solo per pura propaganda?
Il caso di Modena è emblematico. Per una serie di ragioni, più volte esposte su questo giornale e mai smentite, la situazione nelle scuole dell’infanzia modenesi, si caratterizza per la più netta emarginazione dei figli di stranieri. Infatti, i figli di stranieri si concentrano quasi esclusivamente nelle 12 scuole statali (il servizio non costa, si paga solo il pasto, se lo si consuma); le scuole comunali e della Fondazione Cresciamo sono frequentate da una parte del ceto medio (si paga il servizio e il pasto); le scuole cattoliche da un'altra parte del ceto medio (più costose delle precedenti); e, infine, ci sono le scuole per i figli dei vip di ogni colore politico e di ogni appartenenza religiosa.
A mano mano che salgono i costi, diminuisce la concentrazione di stranieri.
Questa situazione di palese e ormai consolidata stratificazione sociale e di emarginazione, non si sa se per scientifica pianificazione, semplice stupidità o altro, sembra non interessare a nessuna forza politica cittadina e non è mai stata smentita.
Il quieto vivere domina a Modena.
Tante belle parole, ma la realtà è questa. Chissà cosa ne penserebbero il Presidente Mattarella e il cardinale Zuppi che tanto si sono sbracciati per difendere una scuola che integri e non escluda. E anche, magari anche una bella passeggita, tra scuole vicine, potrebbe essere utile sia al Sindaco Mezzetti e al vescovo don Erio per toccare con mano la situazione.Ma facciamo un passo indietro di oltre 60 anni; i socialisti, da poco entrati nel governo, avevano alcune bandiere: una di queste era l’istituzione della scuola materna statale al fine di togliere il monopolio dell’educazione prescolare alle istiuzioni religiose. E così, nel 1968, venne istituita la scuola materna statale che si è fortemente sviluppata su tutto il territorio nazionale. Negli anni precedenti, però, diversi comuni di sinistra, tra cui Modena, avevano meritoriamente istituito, a proprire spese, scuole dell’infanzia comunali che divennero anche un importante punto di riferimento pedagogico per tutto il paese. Nel corso degli anni, la spinta propulsiva ad aprire scuole comunali, si è via via allentata, anche per i costi che rappresentava per i comuni interessati. A questo punto, è necessario ricordare che, per le scuole dell’infanzia statali, non ci sono costi a carico dei comuni, salvo la messa a disposizione dei locali.
Lo ripeto per l’ennesima volta: la frequenza alla scuola dell’infanzia statale (come per tutte le scuole statali, di ogni ordine e grado) è gratuita, mentre, sia le comunali, che quelle della fondazione Cresciamo e le paritarie, chiedono un contributo, oltre che per la mensa, se frequentata, anche per il servizio.
Ricordo, inoltre, che il Comune di Modena contribuisce alle spese delle scuole convenzionate (se non sbaglio, di circa 2 milioni annui, alle scuole FISM) con contributi sostanziosi a carico del proprio bilancio, proprio perché le sole rette non sono assolutamente sufficienti a a coprire i costi di gestione.
Ricordo anche che il Comune, gestisce, indirettamente, tramite la fondazione Cresciamo, 13 scuole dell’infanzia con un contributo annuale che, se non sbaglio, dovrebbe superare i 6 milioni di euro.
Ricordo, infine, che le residue 8 scuole comunali sono totalmente a carico del Comune, salvo le rette pagate dalle famiglie che coprono, anche in questo caso, solo una parte dei costi di gestione.
Premesso che la scuola materna statale, a livello nazionale, copre più della metà della richiesta (circa il 65%), si può facilmente affermare che essa è stata “uccisa” dalla collaborazione tra governi disinteressati e sindacati della scuola.
Tutto demolito, nonostante il grande impegno di dirigenti ed insegnanti che, in condizioni difficilissime, a Modena anche dal punto di vista edilizio (strutture in buona parte non adeguate allo scopo e, in parte, obsolete), stanno facendo, non un buon lavoro, ma un ottimo lavoro, anche se poco riconosciuto. Onore a loro.
E il risultato, a Modena, è sotto gli occhi di tutti.
Franco Fondriest
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