Senza le sue riforme l'Unione Sovietica sarebbe fallita? L'esempio della Cina dice di no, perché lì il comunismo c'è ancora ma l'economia vola più delle nostre. Forse gli sarebbe bastato cambiare strategia economica, aprirsi commercialmente al mondo. Di certo con le sue riforme il Grande Paese s’è disgregato, perdendo la sua forza e il suo ruolo nel mondo. I russi d'adozione, quelli delle repubbliche baltiche e caucasiche e gli ucraini, sono fuggiti verso l'Europa dichiarando la loro indipendenza. I russi di Mosca hanno smesso di contare. E dopo il Partito unico, sono arrivati dittatori e oligarchi.
Un Paese immenso, con sterminate risorse naturali ma sull’orlo del baratro dopo i piani quinquennali e le inutili gare con gli Usa, poteva salvarsi diversamente? Di certo quelle riforme non hanno portato grossi benefici al popolo, né economici né politici: impossibile costruire il capitalismo e il liberismo in poco tempo, come copiare l’economia svedese senza gli svedesi. E fra la gente che fingeva di lavorare - visto che lo stato fingeva di pagare - e i negozi rimasti senza merce, si rubava quello che si poteva, sia prima che dopo la Perestroyka. Gorbachev è stato contestato e dileggiato, gli si è ritorto contro pure il tentativo di combattere l’alcolismo: i russi avevano bisogno di stordirsi per superare gli orrori di un Paese allo sfascio, non il contrario. E visto il caro-vodka hanno continuato a farlo bevendo profumi e alcool fatto in casa, imprecando contro il “segretario minerale”.
Con la sua dittatura ideologica e autarchica Putin sta cercando di restaurare la vecchia grandezza della Russia imperiale ancora oggi, a distanza di 30 anni. Mentre i soldi restano ben stretti nelle mani dei suoi oligarchi. Nella storia dei giusti - se esistesse - resterebbe Gorbachev, non Putin. Perché Gorbachev fece il possibile credendo di fare la cosa giusta per il Popolo; Putin lo fa per se stesso.
Magath
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