Un sabato pomeriggio come tanti, e poi un gesto di violenza improvviso: un colpevole certo, delle vittime casuali.
Cominciano le domande su chi si possa individuare come 'corresponsabile' e in qualche modo 'complice' del colpevole, perché non lo ha aiutato, curato, ma lo ha discriminato, escluso...e la preoccupazione di chiarire che. 'io non ho colpa', 'non sono responsabile', 'non sono razzista', 'non sono un medico', 'non sono un politico', 'non sono un poliziotto', 'non sono al governo', non decido dei fondi'...ecc..
E poi ci si domanda, per la casualità delle vittime: 'potevo esserci io a passeggiare in centro..', 'poteva toccare a me..'.
Manca la domanda che si faceva Papa Francesco davanti ai colpevoli carcerati:' Perché loro e non io?'. Manca qui la domanda:' perché lo ha fatto Salim e non io?'. Perché non sono italiano di seconda generazione? Perchè io ho un lavoro? Perchè faccio vita sociale? perchè non sono matto?..
Perchè Salim e non io, è una domanda così assurda? Anche solo girando per Modena è facile avvertire, intorno a sé e in sé, un crescere di prepotenza, di aggressività di violenza latente..
Papa Francesco raccontava: «Quando andavo a visitare i detenuti nel carcere di Buenos Aires uscendo mi chiedevo: Perché loro e non io? Pensare a questo mi fa bene: poiché le debolezze che abbiamo sono le stesse, perché lui è caduto e non sono caduto io? Per me questo è un mistero che mi fa pregare...', per questo si definiva anche 'un graziato dal Signore'.
'Perchè Salim e non io?', penso sia una domanda che ci farebbe bene a tutti.
Un caro saluto.
Luca Falciola
'Perchè Salim e non io?' Una domanda che farebbe bene a tutti
Papa Francesco raccontava: 'Quando andavo a visitare i detenuti nel carcere di Buenos Aires uscendo mi chiedevo: Perché loro e non io?'
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