La ragione, che gli Stati Uniti propongono per nascondere i propri affari, è sempre quella che nacque a sostegno della Seconda Guerra Mondiale: portare libertà e democrazia e gli esempi di questi interventi militari in tempi moderni sono sotto gli occhi di tutti. Naturalmente se si vuole vedere le situazioni come sono in Iraq, in Afghanistan, in Libia…
Ora, i democratici americani, che vincono sempre il nobel per la pace, iniziano con Biden la seconda fase del piano elaborato dalla Rand Corporation sotto Obama. Secondo i dati in possesso della loro intelligence e che condividono quotidianamente attraverso i media, la Russia sta arrivando al capolinea delle risorse belliche ed economiche e, quelle che ha oggi, le conserva per difendere se stessa e sopravvivere alla povertà. La sua politica estera, sempre secondo gli americani, è adesso di basso profilo, non più supportata come dovrebbe dalle armi. È arrivato quindi per Washington il momento d’iniziare ad occuparsi del vero nemico: la Cina.
La mossa per arrivare allo scacco è quella di aiutare Taiwan ad essere “libera e democratica” senza aver paura di Pechino. Per realizzare questo, è necessario che l’America riesca ad avere accesso al porto con le sue navi militari o, pensando in grande, a costruire una sua base missilistica. È la vecchia storia di Cuba al contrario, che serve per piazzare missili atomici a 30 secondi da una capitale e dai suoi principali insediamenti militari. Gli americani la chiamano First Strike, tattica del primo colpo, che porta alla vittoria, nel senso che ti spiano con le mie atomiche prima che tu possa lanciare le tue. La stessa strategia del “First Strike” è stata messa in atto in Ucraina con la traiettoria missilistica dal DonBass che è inferiore ai due minuti per colpire Mosca. La Russia ha reagito a questa minaccia e ne vediamo gli effetti devastanti in termini di città distrutte, milioni esuli e centinaia di migliaia di morti.
Cosa farà la Cina per difendersi dalle democratiche armate americane?
Siamo davvero a un passo dalla fine e grazie ad una superpotenza - gli Stati Uniti - che in questi ultimi anni ha visto la sua economia sempre più insidiata da altre superpotenze che, pacificamente, si sono estese in Africa e hanno stretto rapporti commerciali con il Sud America e l’Asia. Washington si sente scalzata dal vertice della piramide, messa in un angolo. Il tempo della gloria e del “agisco come mi pare con le mie navi e i miei Marines” è agli sgoccioli e si deve intervenire, adesso o mai più.
L’unica speranza per noi è che le cose non precipitino e l’America possa arrivare alle prossime elezioni, quando un “guerrafondaio” repubblicano rimetterà le cose a posto. Fu così con il Vietnam, iniziato dal Kennedy e concluso da Nixon. Già ora in America, e specialmente negli Stati del sud, questa politica aggressiva americana, che ha portato solo disagi e nessuna ricchezza, è molto contestata. Sognano il ritorno di Trump e del suo “Save America” dai pericolosi e incapaci democratici. Questa è la nostra unica speranza o vedremo la guerra su due fronti con noi in mezzo.
Massimo Carpegna
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