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Ius soli, problema reale o pretesto?

Ius soli, problema reale o pretesto?

Nella foga di attaccare l'avversario, quasi nessuno ha spiegato agli italiani come stanno realmente le cose


2 minuti di lettura

Nelle ultime settimane della legislatura, si è acceso il dibattito sullo Ius soli, la nuova legge sulla cittadinanza. In particolare, sono stati molto attivi nella discussione MDP, Grasso e Boldrini. Spesso, ci hanno fatto credere che l’Italia sia un paese insensibile a tali esigenze, egoista, cinico e chiuso. Ma è veramente così? Quasi nessuno ha però spiegato agli italiani come stanno realmente le cose.

FACCIAMO UN PO’ DI STORIA

Nel nostro paese esiste già una legge ben collaudata che consente di ottenere la cittadinanza italiana a decine di migliaia di stranieri che abbiano compiuto i 18 anni e che abbiano adempiuto a determinate condizioni. Vediamo quindi, un po’ di dati:

- nel 2002 sono state 12mila

- nel 2006 sono state 35mila

- nel 2013 sono state 101mila

- nel 2014 sono state 130mila

- nel 2015 sono state 178mila

- nel 2016 sono state 202mila

Insomma, in circa 15 anni si è passati da 12.000 a 202.000; un bel salto!

SIAMO GLI ULTIMI IN EUROPA?

Nello strampalato dibattito, spesso, si è accreditatal’idea che siamo un paese barbaro che sfigura dinanzi agli altri civilissimi paesi europei; ecco quindi i dati veri.

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Eurostat ci dice che, nel 2015, nei principali paesi europei sono state concesse, queste cittadinanze :

- 178.000 in Italia (202.000 nel 2016!)

- 118mila nel Regno Unito

- 114mila sia in Spagna

- 114mila in Francia

- 110mila in Germania (20 milioni di abitanti in più dell’Italia)

- 49mila in Svezia

- 27mila in Belgio

- 28mila nei Paesi Bassi

Siamo gli ultimi? Proprio non sembra! Occorre poi sottolineare che, nel complesso, in Europa, le cittadinanze concesse sono tendenzialmente in calo; infatti, nel 2015 i nuovi cittadini sono stati 841mila mentre nel 2014 erano stati 890mila e nel 2013 circa 980mila. In Italia, come si vede, il trend è al contrario.

UNA BATTAGLIA IDENTITARIA E DIVISIVA?

Resta perciò il dubbio che lo Ius soli sia stato utilizzato soprattutto per una battaglia di bandiera strumentale, identitaria e divisiva verso gli ex compagni di partito. Detto ciò, nulla in contrario a migliorare l’attuale legge, ma non facciamo credere che l’Italia sia l’ultima della classe; e poi, nel dibattito politico, si rappresenti sempre, con trasparenza, la vera situazione, in modo da far sì che i cittadini vi partecipino con piena cognizione del problema e non come fans.

Franco Fondriest

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