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La giornata (dimenticata) dell'acqua: tra Covid e la guerra

La giornata (dimenticata) dell'acqua: tra Covid e la guerra

Lasciamo stare chi si lava i denti; non prendiamoci in giro, non sono certo loro la causa della penuria d’acqua


2 minuti di lettura

In attesa delle piogge previste per i prossimi giorni, dedico questo pezzo a quelli che, per risparmiare acqua, negli anni scorsi, ci invitavano a chiudere il rubinetto mentre ci lavavamo i denti. Era il solito giochetto: la colpa non è degli enti ed istituzioni, ma dei cattivi comportamenti dei cittadini.
Ma andiamo con ordine.

'Siamo sull’orlo di una crisi endemica, è a rischio l’economia del paese'. Questo è l’allarme lanciato, alla fine di febbraio 2022, da Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio, commentando i dati del settimanale report dell’Osservatorio Anbi sulle Risorse Idriche.
Anche il climatologo e meteorologo Luca Lombroso interviene confermando che, in Emilia, da 14 mesi piove poco. Secondo lui, è ancora troppo presto per dire se si tratti di un’anomalia o di una tendenza. Certo che la situazione è veramente preoccupante.

E, allora, sarà sufficiente chiudere il rubinetto mentre ci laviamo i denti? Forse no.
Oltre ad una giusta riduzione dei consumi civili, saranno necessarie alcune azioni di cui si parla da decenni, ma di cui si vedono ancora azioni insufficienti.
Occorre, innanzitutto, ridurre le perdite degli acquedotti che fanno sì che circa un terzo dell’acqua immessa non arrivi a destinazione.
E poi incentivare una
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maggior razionalizzazione dell’uso dell’acqua sia in agricoltura che nell’industria.

Ed è su questo punto che mi voglio soffermare grazie alle sollecitazioni offertomi da due consiglieri comunali di due comuni della nostra provincia che hanno segnalato come l’emungimento di acqua per usi industriali, da pozzi privati, avvenga a costi irrisori.
Ma veniamo ai dati che riguardano un’impresa che non nomino, perché questo pezzo non vuole essere una denuncia verso chi si comporta rispettando le regole, ma solo verso chi queste regole le stabilisce.

Veniamo al punto.
Una ditta presente nella nostra regione che è autorizzata a prelevare 600.000 metri cubi di acqua, cioè 600 milioni di litri (pari a circa il consumo di 5.000 famiglie), paga, di canone, poco più di 3.000 euro, all’anno. Se questo consumo fosse addebitato ad utenze private, il costo si aggirerebbe a quasi un milione di euro.
E’ fin troppo chiaro che canoni così bassi non incentiveranno mai le industrie ad introdurre sistemi di riciclo, anzi incentiveranno gli sprechi.
E allora, lasciamo stare chi si lava i denti; non prendiamoci in giro, non sono certo loro la causa della penuria d’acqua.
Franco Fondriest
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