Opinioni Parola d'Autore

Riforma della giustizia, è tempo degli inquisitori medievali

Riforma della giustizia, è tempo degli inquisitori medievali

È tornata l’inquisizione medievale, signore e signori. E fra’ Nicola (Gratteri) da Napoli ne sta diventando l’incontrastato campeon


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È tornata l’inquisizione medievale, signore e signori. E fra’ Nicola da Napoli ne sta diventando l’incontrastato campeon.

«Sa cosa ho pensato quando hanno abolito l’abuso d’ufficio e poi ho visto questi progetti di riforma? Ho detto: ma facciamo prima, abolite anche la corruzione e la concussione […]. Perché qui si sta buttando via il bambino con l’acqua sporca pur di non arrivare ai colletti bianchi». 

In questi termini, il procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, intervenendo sulla separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri su La7.

Sinceramente, è proprio così che ho sempre immaginato un inquisitore medievale. 

Se dovessi descrivere i vari Bernard Gui, Pietro da Verona, Niccolò Eymerich, etc., effettivamente, li descriverei facendo loro pronunciare esattamente parole come queste.

Intrise di vero e proprio fanatismo.

Quando è noto, o dovrebbe essere noto soprattutto a chi riveste sì apicali ruoli magistratuali, che fanatismo e giustizia penale è cocktail micidiale.

Che, nella storia, ha prodotto sempre e solo dogmatismo e, con esso, gravissime ingiustizie.

Ora. Cosa c’entrano – che c’azzeccano, direbbe Tonino di Pietro – colletti bianchi, corruzione e concussione con l’intervenuta abolizione dell’abuso d’ufficio?

L’abuso d’ufficio, come noto, è stato abolito semplicemente perché, nel tempo, aveva prodotto un’eccessiva burocrazia difensiva.
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Vale a dire denunce - tantissime -, palesemente strumentali, pensate esclusivamente per ostacolare la sottostante azione amministrativa. Vorrei sapere: chi, vero ciò, ha mai proposto di abolire altresì corruzione e concussione per garantire impunità a chi – i colletti bianchi –, nell’ottica di fra’ Nicola da Napoli, parrebbe essere sempre e comunque meritevole di inquisitorio fuoco purificatore?

Perché è di vero e proprio fuoco purificatore che, impostando il ragionamento complessivo in termini così massimalistici, si arriva a discorrere. Qui, purtroppo, sembra davvero che a stagliarsi sullo sfondo del ragionamento complessivo sia un vero e proprio fuoco purificatore inteso alla stregua di unico mezzo idoneo a liberare la comunità delle persone perbene dallo spettro dell’italico, onnipresente, malaffare. 

Ma, soprattutto, vorrei sapere: come si arriva, per tale via, a legare tra loro l’intervenuta abolizione dell’abuso d’ufficio, la corruzione, la concussione e la proposta di legge costituzionale in materia di separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri? Come si arriva, cioè, a diffamare, per tale via, una riforma costituzionale pensata semplicemente per riallineare tra loro ordinamento giudiziario e processo penale accusatorio? Perché questa, non altra, è l’unica, vera, ratio dell’anzidetta riforma.

E, però, filtrata attraverso il prisma di fra’ Nicola da Napoli, nell’arco di poche ore, l’anzidetta riforma è diventata: 

1.
una riforma varata per assoggettare il pubblico ministero al potere esecutivo; 

2. una riforma dopo l’intervenuta approvazione referendaria della quale il governo assoggetterà il pubblico ministero al potere esecutivo; 

3. una riforma pensata per impedire al pubblico ministero di scoprire i delitti di corruzione/concussione dei White Collars. 

A conti fatti, a fare paura è esattamente questo.

Il mix, potenzialmente sempre foriero di gravissime ingiustizie, tra la malintesa politica giudiziaria di chi, vestendo la toga, fa apertamente politica tout court e l’ossessione che consimili visioni fideistiche della giustizia penale recano ineluttabilmente seco.   La giustizia penale non esiste per ‘cambiare il mondo’.

Ma semplicemente per tutelare i beni fondamentali della collettività, auspicabilmente attraverso la celebrazione di processi giusti – i.e. equi –.

Il punto? Il punto è che, avendo ad oggetto vite vere di persone vere, la giustizia penale pretende misura.

Pretende continenza.

Pretende equilibrio.

Perché, per sua natura – natura complessa quanto terribile, quella propria della giustizia penale –, necessita di ragionamenti a bassa voce.

Tali, francamente, non potendo essere per definizione quelli di chi, animato da veri e propri sentimenti manettari, vede fantasmi in giacca e cravatta che corrompono/‘concutono’ acquattati dietro ogni siepe riformatrice.

Guido Sola

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Laureato in giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Dottore di ricerca in Scienze penalistiche presso l’Università degli Studi di Trieste. Già assegnista di ri...   

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