Gentile direttore,in quest’ultimo anno Modena è stata purtroppo protagonista di episodi gravissimi che impongono una riflessione seria anche nel nostro territorio.Mi riferisco agli stupri di Tabina e a quello, altrettanto brutale, sulla ciclabile del percorso natura, all’aggressione subita da don Rodrigo Gaviria Grajales e all’arresto del sassolese Abu Rawwa, 52enne di origine giordana, accusato di aver finanziato Hamas e di far parte di una presunta organizzazione di fiancheggiamento del terrorismo islamico.Il filo conduttore di questi fatti appare evidente. La mia non vuole essere una crociata né tantomeno un’istigazione a una guerra culturale, ma una presa di coscienza: non possiamo accettare che una passeggiata con i bambini al Parco Ducale diventi un rischio perché l’area è lasciata agli spacciatori; non è accettabile che un ragazzo delle scuole superiori rinunci all’autobus perché non si sente al sicuro; non è normale dover accompagnare i propri figli fin davanti al binario perché la stazione ferroviaria è da anni percepita come un luogo fuori controllo. E l’elenco delle rinunce che le persone perbene sono costrette a subire potrebbe continuare ancora a lungo.In un recente sermone, un Imam in Italia ha invitato la propria comunità a distinguersi proprio perché queste imposizioni alla vita quotidiana degli italiani alimentano tensioni e conflitti.
Una consapevolezza lucida, che purtroppo non è ancora diffusa in modo trasversale nel mondo islamico. Anzi, troppo spesso si preferisce negare il problema o liquidarlo come frutto di pregiudizio.Diventare spacciatori di morte, accoltellarsi tra bande rivali, essere talmente ubriachi e sotto gli effetti degli stupefacenti da non essere consci delle proprie azioni… significa fare il volere del proprio dio?Pochi mesi fa, a Rimini, ho avuto il piacere di far parte della delegazione che ha accompagnato il ministro Antonio Tajani a un incontro con Hanna Jallouf, vicario apostolico di Aleppo. Questo sacerdote cristiano ha vissuto in Siria sotto l’assedio di gruppi estremisti come ISIS e Al-Nusra, difendendo la sua piccola comunità. Jallouf racconta come, nel mezzo di una violenza feroce e quotidiana, i cristiani siano sopravvissuti non girandosi dall’altra parte o piegandosi, non con la rassegnazione e la debolezza, ma grazie alla fede, alla condivisione e alla testimonianza coerente del proprio credo. È da qui che, a mio avviso, bisogna partire anche da noi: dalla difesa concreta dei valori e del pensiero occidentale, senza complessi né rinunce.
Consapevoli che anche il credo laico per eccellenza, la Costituzione, tutela tutti, dalla donna ai minori, dai fragili alle diverse religioni, senza sancire principi astratti ma conquiste storiche, tanto di destra quanto di sinistra, che devono essere fatte vivere ogni giorno, senza ambiguità e senza arretramenti.Se per primi siamo noi italiani a smettere di rispettarli e a farli rispettare, allora il rischio non è l’integrazione, ma la progressiva sottomissione. Modena, che strada vorrà percorrere?
Antonio Platis - vicecoordinatore Regionale Forza Italia