'Questo caso – ha proseguito Vignali – conferma due aspetti fondamentali: da un lato l’importanza del ruolo del Difensore civico, che rappresenta uno strumento realmente efficace di tutela dei diritti dei cittadini; dall’altro, l’evidenza di una criticità strutturale nella programmazione delle prestazioni sanitarie, che non può essere affrontata solo con interventi emergenziali o con singoli ricorsi. Non è accettabile che per una visita specialistica ci si veda assegnare un appuntamento a oltre due anni di distanza, salvo poi poterlo anticipare drasticamente attraverso una procedura di garanzia. Questo significa che il sistema presenta rigidità, inefficienze organizzative e una gestione delle agende che va profondamente rivista. La sanità pubblica deve essere in grado di garantire tempi certi e appropriati a tutti i cittadini, non solo a chi è più informato o riesce a districarsi tra ricorsi e segnalazioni. Serve maggiore trasparenza sulle liste d’attesa, un monitoraggio costante delle prestazioni effettivamente erogate e un utilizzo più efficace delle risorse disponibili, inclusa una reale integrazione tra pubblico e privato accreditato. Episodi come questo dimostrano che il problema non è tanto la carenza di risorse, ma piuttosto l’organizzazione del sistema'.
'Continueremo – conclude Vignali – a seguire con attenzione il tema cruciale delle liste d’attesa e a sollecitare la Giunta regionale affinché trasformi i singoli casi risolti con ricorsi straordinari in uno stimolo per una riforma strutturale, che restituisca efficienza, equità e credibilità alla sanità dell’Emilia-Romagna'.



