Lo dichiara il vicecoordinatore regionale di Forza Italia, Antonio Platis, commentando le affermazioni di ieri dell’assessore alla Sanità del Comune di Modena, Francesca Maletti.
'Le risorse per seguire i pazienti psichiatrici, anche quando interrompono le cure, esistono, così come esistono protocolli precisi. Se questo non è avvenuto, occorre capire perché. È necessario fare piena luce sull’organizzazione dei servizi sociali e sul ruolo dei Comuni – prosegue Platis – che devono essere coinvolti soprattutto nei casi di pazienti psicotici. Nelle Raccomandazioni regionali per la promozione della salute e del benessere delle persone all’esordio psicotico si evidenzia infatti la necessità di seguire con particolare attenzione la popolazione migrante, considerata più esposta al rischio di sviluppare psicosi rispetto alla popolazione generale. Le stesse linee guida indicano inoltre l’importanza di un maggiore coinvolgimento dell’operatore sociale, figura fondamentale per rafforzare l’aderenza alle cure'.
'L’operatore sociale viene inoltre indicato come elemento chiave per costruire rapporti con associazioni e realtà del territorio, capaci di intervenire sui bisogni di integrazione sociale del paziente e di favorire la collaborazione tra servizi e risorse cittadine, sia formali sia informali. Anche per la Regione Emilia-Romagna, dunque, la rete dei servizi sociali – che non dipende esclusivamente dai finanziamenti sanitari – deve avere un ruolo attivo nel supportare i malati psichici e nel segnalare situazioni critiche quando i pazienti abbandonano i percorsi di cura. L’assessore Maletti non ha scoperto nulla sostenendo che gli educatori debbano bussare alla porta di chi smette di curarsi: le raccomandazioni regionali vanno in questa direzione già da oltre dieci anni – conclude Platis –. Nel caso di El Koudri, il sospetto che qualcosa non abbia funzionato è concreto, anche perché a Modena esiste un’evidente carenza di programmazione nei servizi sociosanitari, che rischia di creare falle nell’organizzazione della rete assistenziale'.
'Basti pensare che l’ultimo Piano di zona per la salute e il benessere sociale del distretto di Modena risale al triennio 2018-2020. Da allora ci sono stati soltanto aggiornamenti, ma mai un vero lavoro organico di programmazione e organizzazione. Negarlo sarebbe inutile: esiste un problema gestionale di cui Maletti evita di parlare, preferendo attribuire responsabilità alle politiche nazionali'.



