Lo Statuto Albertino fu emanato il 4 marzo 1848 da Carlo Alberto, e divenne nel 1861, con la proclamazione del Regno d'Italia, la Carta fondamentale dell'Italia unita.
La politica riformatrice di Carlo Alberto mirava a non intaccare l'autorità monarchica. Il sovrano, concedendo lo statuto, aveva voluto dar vita ad una sorte di monarchia limitata. La Corona non doveva essere solo un elemento formale, ma doveva partecipare in modo determinante al potere legislativo e a quello giudiziario.
In tale contesto istituzionale al parlamento, diviso in due rami, il Senato e la Camera dei deputati spettava di esercitare con il Re il potere, in modo subalterno.
Anche dopo l'abdicazione di Carlo Alberto in favore di Vittorio Emanuele ancora non si riuscì a trovare un equilibrio tra i poteri dello stato. Con D'Azeglio migliorò il rapporto di fiducia tra Governo e Parlamento. Cavour, subentrato al D'Azeglio rivendicò poi al parlamento il massimo potere e la prima indipendenza dalla monarchia. Vittorio Emanuele Il nominò Cavour, nel 1952, Presidente del Consiglio; il Re lo considerò come suo ministro, ma Cavour si comportò come il capo del governo parlamentare. L'intesa con il centro-sinistra rese il governo stabile e a Cavour la possibilità di mantenere la Presidenza dal 1852 fino alla morte.


