Il 28 aprile 1937, da strumento di propaganda e di 'distrazione di massa', nato negli anni bui del regime, Cinecittà venne inaugurato e diventò in poco tempo una grande fabbrica di sogni made in Italy, capace di tenere testa ai mitici studios cinematografici hollywoodiani.
Il regime fascista intuì le potenzialità del cinema come strumento di propaganda e adottò una serie di provvedimenti, che ebbero l'effetto da un lato di scoraggiare le importazioni di film stranieri, dall'altro di alimentare una produzione locale.
Il prodotto finale di questa strategia fu la legge Alfieri del 1939, che intuì l'istituzione dell'Ente Nazionale Industrie Cinematografiche.
La costruzione di un grande complesso, rispondente alle ambizioni imperiali dell'Italia mussoliniana, venne individuata, lungo la via Tuscolana, a 9 km da Roma.
Partiti a gennaio del 1936, i lavori vennero ultimati in appena 15 mesi e a presiedere l'inaugurazione fu Benito Mussolini. Il complesso cinematografico previde 73 edifici tra cui 16 teatri dotati delle strumentazioni più all'avanguardia, strade e piazze per 40.000 mq, tre piscine per le riprese sott'acqua, 35.000 mq di giardini e 900 dipendenti fissi.
Una vera città del cinema dove trovarono spazio L'Istituto Luce e il Centro Sperimentale di Cinematografia.
Prima pellicola ad uscire dai nuovi studios fu il film 'Scipione l'Africano'.
La censura
fascista non consentì grande libertà di generi, per cui prevalse un cinema d'evasione e di uomini forti come Amedeo Nazzari e Massimo Girotti.Il periodo d'oro di Cinecittà arrivò negli anni '50 con dei 'film storici in costume' legati all'impero romano: 'Quo Vadis' e 'Ben Hur' ebbero il maggior successo.
Negli stessi anni uscirono i primo film capolavori filrmati Visconti, De Sica e Fellini che fecero scuola nei decenni a venire. A Cinecittà vennero girati oltre 3000 film, di cui 47 ricevettero l'ambito premio Oscar. Il ruolo di memoria storica del cinema italiano e internazionale si conferma ancora oggi.



