L'Eccidio di Piazza Grande fu una strage avvenuta a Modena il 7 aprile 1920 durante una manifestazione.
In un comizio delle due Camere del Lavoro (socialista e sindacalista), i carabinieri spararono sulla folla uccidendo 5 lavoratori e ferendone un'altra trentina.
I morti furono Antonio Amia, Ferdinando Gatti, Linda Levoni, Evaristo Rastelli e Stella Zanetti. La manifestazione verteva contro l'uccisione, a San Matteo della Decima, di 8 persone e il ferimento di altre 45 durante uno sciopero a sostegno di lavoratori agrari.
L'adesione allo sciopero, a Modena, promossa dalle due camere del lavoro, fu totale. I manifestanti chiesero di entrare nel municipio per esporre le proprie bandiere sul balcone. Di fronte al rifiuto delle forze dell'ordine, i dimostranti insultarono i carabinieri invitando loro di deporre le armi. La folla intanto iniziava a premere contro le forze dell'ordine affermando di entrare in municipio. Improvvisamente, e senza aver ricevuto alcun ordine, i carabinieri, schierati davanti al Palazzo Comunale spararono sulla folla causando 5 morti, e almeno una trentina di feriti.
La tensione nel capoluogo modenese in seguito all'uccisione sali' alle stelle. Lo sciopero generale è il lutto cittadino proseguirono nei giorni seguenti, concludendosi con i funerali delle vittime, in occasione dei quali gli oratori attaccarono duramente le autorità. Per quanto riguarda le responsabilità delle forze dell'ordine si evidenziò che gli autori degli spari erano stati 23 carabinieri 'aggiunti o ausiliari' quindi giovani inesperti, mentre i militi anziani non avevano sparato. Si aggiunse inoltre che l'azione dei carabinieri era stata eccessiva e non giustificata da plausibili motivi.
Il 7 aprile 2016, sulla facciata principale del Municipio, il Comune di Modena ha posto una lapide a ricordo dei cinque caduti.


