È lei a portarci giù nel tunnel. La parete è tappezzata di manifesti e infografiche che spiegano come si carica un kalashnikov, com'è fatta una mina o quali sono le 'basi delle azioni militari'. Sulla sinistra, superata la porta verniciata di verde, si entra nella sala principale del bunker. È largo sei metri e lungo una ventina e dovrebbe permettere, insieme con le altre stanze, sia pure solo per poche ore, di accogliere tutti gli alunni. Ci sono tavoli a ridosso dei muri con bottiglioni d'acqua e pacchi di biscotti in corrispondenza dei numeri e delle lettere che indicano le classi. 'Le esercitazioni per raggiungereil rifugio in caso di bombardamento le facciamo una volta alla settimana, nell'ora di 'difesa della patria'' spiega la direttrice: 'Questo insegnamento esisteva già ai tempi dell'Unione Sovietica e per noi in fondo non c'è nulla di straordinario'.
Il rifugio è stato però rimesso a nuovo nel 2014, l'anno dell'annessione russa della Crimea e dell'inizio del conflitto nel Donbass, nell'est dell'Ucraina, dove gruppi ribelli hanno proclamato repubbliche separatiste. Da alcuni mesi le tensioni sono tornate a crescere, con gli Stati Uniti che accusano Mosca di pianificare un'invasione del Paese e la Russia che chiede invece garanzie rispetto al rischio di un ulteriore allargamento della Nato con un'adesione di Kiev. Shcheniavska è fiduciosa cheil bunker non servirà: 'Continuo a credere che alla fine a prevalere saranno la diplomazia e la pace, che è un tesoro troppo prezioso'.
Sembrano pensarla allo stesso modo i ragazzi della Scuola 113. In palestra oggi c'è lezione di basket e una coppia si fa avanti. Lei ha 19 anni e si chiama Vladislava Ruzhentseva. Lui, Valerij Bindarets, è un po' piu' grande. Studia giurisprudenza all'università ma, insieme con la ragazza, è venuto a scuola a trovare alcuni amici. 'Ci fa soffrire sentir parlare di un rischio di guerra ma noi cerchiamo di vivere come sempre' dice Vladislava. 'Desideriamo stare bene, divertirci e costruirci un futuro che ci piaccia'. Lei pensa di iscriversi alla facoltà di giornalismo e non si tiene: 'I media stanno facendo molta propaganda, rischiando di creare panico tra la gente; dall'estero arrivano notizie non vere, su manovre di invasione o armamenti che ci sarebbero stati forniti dagli Stati Uniti'.
Si avvicina Tatjana Jurevna, la vicedirettrice della Scuola. 'Tutti qui in Ucraina abbiamo parenti o amici in Russia, siamo popoli fratelli' dice. 'Spero che questa sia solo una follia dei politici e che gli ucraini possano continuare a vivere in pace, anche con l'Europa e con l'America'. Siamo sulla porta, Valerij e Vladislava salutano. Fuori brilla la neve: è una giornata di sole.

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