Così a luglio 2016 la moglie del sindaco Muzzarelli:
Caro Adriano Primo Baldi, sei poco informato. A mio marito ho già detto quando è diventato sindaco, usando le tue parole: «Ascolta, per quanto mi riguarda io mi dimetto da tutti gli incarichi delle aziende nelle quali il Comune di Modena ha un’influenza diretta o indiretta e così ho fatto, e rinuncio a nuove candidature in ambiti pubblici locali nonostante la mia preparazione e lo studio di una vita della contabilità pubblica (insegno tuttora corsi enti locali per revisori accreditati)». E prima ancora, appena fidanzati, avevo detto «smetto di fare qualsiasi attività politica nonostante la mia grande passione politica (sono stata tesoriere dell’associazione di Enrico Letta, del quale ho profonda stima, tesoriere del Pd di Mirandola e ho ricoperto altri incarichi minori sempre nel modenese quando non conoscevo mio marito), perché sennò da oggi in poi i giornalisti direbbero che qualsiasi incarico futuro ottenuto sarebbe ascrivibile alla mia vita personale, a nulla valendo le mie capacità personali e la passione, che per fortuna riesco ancora ad esprimere, in un modo diverso, come professore a contratto di Scienza delle Finanze e di Tassazione delle Imprese e delle Attività Finanziarie all’Università di Modena e Reggio, dove oltre alle conoscenze che ho sviluppato applicandomi notte e giorno riesco anche a trasmettere senso civico, insegnando ai ragazzi ad approfondire e a non essere superficiali».
Secondo il tuo ragionamento però non è sufficiente, avrei dovuto probabilmente chiedere l’elenco dei finanziatori della campagna elettorale di mio marito – nel quale forse avremmo trovato anche amici comuni – e mandare preventivamente le mie dimissioni per opportunità?A tutti indistintamente a prescindere dall’esiguità di taluni importi o avresti fatto una discriminazione sulla base del finanziamento erogato e dichiarato per trasparenza? Oppure mio marito avrebbe dovuto avere la sfera di cristallo e rimandare al mittente i finanziamenti ricevuti a tutti coloro che in futuro avrebbero ricevuto contestazioni o fossero stati oggetto di indagine? Poi però a mantenere la famiglia ci pensa il presidente della provincia? Oppure ci pensi tu? O dovevo immediatamente smettere di lavorare e farmi mantenere dal sindaco di Modena? Ho studiato tutta la vita con passione e impegno, sacrificando tanti aspetti della mia vita anche in costanza di problemi di salute, per costruire il mio presente professionale, per comprarmi una casa con relativo mutuo da pagare, e ho il desiderio come tutti di consentire a mia figlia
Ma forse anche questo ti sfugge. Mentre a me non sfugge il desiderio di restituire alle generazioni future tramite l’insegnamento parte di ciò che la vita professionale mi ha dato come opportunità di crescita. Nonostante fosse riportato nel Curriculum, che sicuramente avrai recuperato, deve esserti sfuggito anche che ho frequentato un corso a Milano di livello nazionale, Intheboardroom, perché ho capito che qui a Modena le opportunità per me grazie a persone che la pensano come te, e che giudicano senza conoscermi personalmente e senza conoscere i fatti, sono compromesse, ma io non mollo. Non ho mollato nemmeno quando altri giornalisti tuoi pari hanno polemizzato per un mio incarico nel Comune di Correggio: non sono le male lingue a dissuadermi dall’andare avanti con la professionalità che giudicheranno coloro che lavorano fianco a fianco con me ogni giorno, e che sanno se passo le mie serate a fare la “first lady” o “moglie di Cesare” per dirla con le tue parole o a lavorare invece da casa fino a notte fonda. Ho mollato il Comune di Correggio, invece, soltanto solo dopo aver svolto con la massima deontologia nei limiti delle mie capacità il mio dovere, dopo aver denunciato eventi che avevo personalmente e scrupolosamente verificato alla Corte dei Conti. Perché non si lasciano le cose a metà. Questo è il mio senso civico e i principi di etica che voglio insegnare ai nostri figli, sperando ovviamente che meglio di me le scuole e il giornalismo siano protagonisti in prima persona di questo progetto, che è la vera sfida per ripartire. O è questo ad imbarazzare?
Alessandra Pederzoli

