Facciamo un confronto fra i sindaci Massimo Mezzetti e Riccardo Righi, a due anni dalle elezioni. Entrambi non Pd, chiamati a supplire alle mancanze del Pd. Mezzetti è stato voluto da Roberto Solomita quando a Modena c’erano troppi galletti. Righi, invece, è espressione delle lobby radical-chic carpigiane, usato dal Pd per arginare il renziano Giovanni Taurasi. Uno è stato scelto per comandare. L’altro per impedire che comandasse un altro, giudicato meno malleabile.
La differenza emerge già in campagna elettorale, in un incontro (nella foto) fra i due e Mattia Palazzi, sindaco di Mantova: i presenti hanno percepito una distanza quasi fisica di peso politico. Età, cultura, esperienza? Il punto vero era un altro: Mezzetti aveva dietro una strategia, Righi una somma di paure.
Infatti Mezzetti, preso lo scettro del duca Giancarlo Muzzarelli, ha subito ribaltato il tavolo. Fuori dalla giunta la lista di Vincenzo Paldino, comunque vicina al mondo muzzarelliano. Dentro Paolo Zanca, politico esperto, utile soprattutto dove servono nervi, relazioni e gestione delle nomine. Dentro Alessandra Camporota, prefetto pensionanda ancora in carica al momento della scelta. Poi azioni forti, di rottura: come il blocco dei progetti urbanistici e la retromarcia sul porta a porta spinto, con il ritorno ai cassonetti.
E il decisionismo sul caso Amo: tagli, dimissionamenti, azioni legali anche verso dirigenti e amministratori in orbita Pd.
Ha anche perso?
La partita della Fondazione, forse. Ma le sconfitte, quando hai una squadra e una linea, diventano episodi. Mentre il coraggio è dimostrato dalla gestione della recente strage della Via Emilia. E dalla partecipazione istituzionale alla festa islamica del sacrificio.Righi invece parte al contrario: la giunta non sembra costruita da lui, ma consegnata a pezzi da altri. Il caso più evidente è quello di Andrea Rostovi, forse l’unico davvero vicino al sindaco, rimasto fuori per i veti del Pd. Dentro allora Serena Pedrazzoli e Alessandro Di Loreto: la prima - assessore del cantiere di Via Roosevelt - così addentro nella politica cittadina da non essere nemmeno presente all’insediamento della giunta. Il secondo costretto alle dimissioni per il caso Amo, con colpevole ritardo di Righi.
Anche le squadre dicono molto: Mezzetti ha intorno a sé persone con esperienza e peso politico: Antonino Marino, lo stesso Solomita, una rete che lo aiuta. Righi chi ha? Uffici comunicazione, stampa e di gabinetto che non sono certo suoi; nessuna segreteria politica; una lista civica - Carpi a colori - evaporata dopo le elezioni.
E le nomine? Sempre del Pd. Manca da un anno l'assessore all’urbanistica, in Aimag sarà riconfermata Paola Ruggiero e la Fondazione finirà a Enrico Campedelli.
Sul resto, il vuoto. Grandi fallimenti come Aimag - persi due anni di lavoro e soldi. E niente progettualità: persino Simone Morelli, dalla maggioranza, ha denunciato un imbarazzante zero assoluto.
Il punto è che Mezzetti il Pd politicamente lo usa e lo trascende. Righi, invece, essendo solo è succube del partitone. Quasi un ospite - al quale potrebbero cambiare la serratura.
Magath


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