Nel grande tribunale dei social, la sentenza Ferrari è arrivata in tre minuti: brutta, sbagliata, non è una Ferrari. Togliete il Cavallino. “Luce, torna al tuo paese”. Che poi il suo paese sarebbe sempre Maranello, pur se di seconda generazione. Ma ormai il punto non è più la geografia né il passaporto: è l’identità.
Perché il riflesso è sempre lo stesso: la reazione al diverso. Il vegano non può semplicemente fare una scelta diversa: deve per forza essere un provocatore della società, un distruttore di grigliate. Lo straniero non può semplicemente vivere qui: deve per forza rubarci lavoro, averi, serenità. La Ferrari elettrica non può semplicemente aprire una nuova fase tecnologica e di immagine: deve per forza tradire la stirpe.
E il lessico è quello, pure quando si parla di auto e di design. C’è sempre un “noi” da difendere e un “loro” da respingere. Solo che stavolta il diverso non arriva su un barcone: arriva con mille cavalli e il marchio più italiano del mondo sul cofano. Ma la polemica sulla Ferrari elettrica è la stessa: una valanga di possessori di una Punto nera con le minigonne che ne chiede la remigrazione. Non ci piace, a noi che comunque non avremmo mai potuto nemmeno pensarla?
Allora fuori. Non somiglia a quello che abbiamo in testa? Allora non ci appartiene. Non fa il rumore che ci rassicura e che ci fa girare la testa al bar? Vade retro.Il Generale Vannacci ci ha costruito una visione del mondo: il diverso deve stare al suo posto. Anzi, meglio ancora se torna indietro. Il problema è che questa logica non resta mai dove crediamo di averla confinata. Prima riguarda gli immigrati; poi i diritti sociali; poi i costumi; poi arriva persino alle automobili. Perché quando alleni una società a vedere il diverso come una minaccia, anche una Ferrari turchese diventa un corpo estraneo da espellere.
Il colore ha rincarato la dose, in effetti. Fosse stata rossa, la stessa macchina sarebbe sembrata meno eretica. Il rosso perdona tutto, copre, dice: tranquilli, sono ancora una di voi. Come un delinquente bianco: lo tolleriamo di più. Anche se passa quattro volte con il Suv su uno straniero per recuperare una borsetta. Il turchese invece no. Ed è lì che molti impazziscono.
Poi certo, può anche non piacere. Non tutto ciò che rompe è geniale. Le BMW moderne, con quei frontali da cancello da resort asiatico, piacciono davvero? Però le vendono.
Ma davvero pensiamo che a Maranello siano tutti idioti? Designer, ingegneri, dirigenti, analisti di mercato? Gente che vive di prestazioni, immagine e desiderio avrebbe buttato lì una provocazione a caso?
No. Hanno fatto una cosa molto Ferrari: hanno messo davanti al pubblico qualcosa che non chiede approvazione immediata: chiede tempo e soldi. E dice tutto, non tanto sulla Ferrari: su di noi.
Magath


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