Spesso raccontano volentieri la loro storia, ma per paura o per pudore , preferiscono non farsi fotografar e chiedono di non scrivere nulla. Ne abbiamo incontrati molti di mendicanti nella zona del centro di Modena nelle ultime settimane di questa strana esta te. Alcuni italiani, tanti stranieri: una donna anziana con i capelli bianchi e curatissimi, un ragazzo butta to sul marciapiede con davanti un foglietto e una preghiera d’aiuto , suonatori, parcheggiatori, immigrati dagli occhi così lucidi e che si accendono in modo intermittente sulla pelle nerissima. E ancora zingare con le gonne lunghe e annerite, coi bambini in braccio, coppie di giovani con davanti una scodella e un cane strema to, clochard sdraiati sulle panchine del parco e anziani ai semafori.
E’ la Modena invisibile, quella che ci si ostina a non credere vera, quella che si multa e si sgombera, ma che esiste, nonostante il bisogno di relegarla in qualche angolo, per non mettere i n discussione tutto. Sono uomini e donne le cui storie di povertà si intrecciano spesso a un disagio diverso, più profondo, che la sicurezza economica f orse non basterebbe a sanare.
Uomini e donne che è impossibile aiutare usando i propri schemi e le proprie regole e che sembrano essere lì semplicemente per dimostrare quello che c’è di sbagliato e posticcio in chi è «dentro».Sentinelle inconsapevoli di un’ingiustizia atavica.
Spesso - dicevamo - preferiscono che il loro racconto inizi e finisca in quei pochi minuti di conversazione, ma alcuni invece sono felici di poter rendere nota a tutti la loro storia. E anzi assicurano che sarebbero venuti loro ‘al giornale’, se avessero immaginato di trovare attenzione. E’ il caso di Andrea Ferrari, 64 anni il prossimo 21 agosto. Dorme da un affittacamere in via Puccini: 360 euro al mese. Separato , senza figli («almeno nessuno riconosciuto» - chiarisce) da due anni chiede l’elemosina sotto i portici di via Emilia, poco distante da corso Canalchiaro. Non cambia mai posto, «perchè in strada funziona così». Lo abbiamo incontrato quindici giorni f a. Un bicchiere di plastica in mano, scosso in continuazione per far tintinnare le due monete all’interno, e una preghiera cantilenata: «un aiuto per favore». Ci a vviciniamo, vede il fotografo e subito si dice «contento» di poter raccontare la sua storia.
«Avevo un buono pasto alla mensa, ma mi è stato tolto - spiega Andrea Ferrari -. Con quello c h e raccolgo in strada mangio qualcosa alle macchinette del Policlinico». E quanto si racco glie in strada? «Da 20 a 30 euro al giorno. Qualche amico a volte mi lascia anche un pezzo inter o da 10 euro - dice con orgoglio - oppure un panino o qualche frutto». Andrea par la di amicizia e allora gli chiediamo se quando si chiede l’elemosina in strada si hanno ancora amici, se ha mantenuto rapporti con parenti o vecchi colleghi di lavoro . «No , nessuno - spiega - sono solo». E non c’è retorica in quelle due parole.
La solitudine è semplicemente un dato di fatto. Andrea si tira un po’ più su i pantaloni della vecchia tutta, il portafoglio quasi cade dalla tasca. Abbozza un sorriso . Lo salutiamo. Proprio in quel momento passa con incedere spedito il comandante della municipale. E’ in borghese . Ci guarda e saluta il fotografo . «Buon giorno comandante». Erano le 11 di mattina . Quella sera di 15 giorni f a in redazione arrivò un comunicato del Comune: «Giornata di controlli in centro storico per prevenire e reprimere episodi di questua molesta».
Giuseppe Leonelli

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