«Salviamo i posti di lavoro», «creiamo posti di lavoro». Frasi di per sè inattaccabili, ma ch e da tempo nel Pd - a Modena e in Regione - vengono usate come un mantra per giustificare qualsiasi scelta. Di volta in volta ci sono i posti di lavoro della Cpl e per questo va salvata la coop concordiese del ‘povero’ Casari, poi quelli dell’Ilpa e per questo va realizzato il maxi cubo di Valsamoggia ai confini con Castelfranco, poi i posti di lavoro del settore delle estrazioni di idrocarburi e per questo - come sostiene Bonaccini - va permesso alle trivelle di perforare con violenza e senza sosta il mare Adriatico. E ancora: i lavoratori della Coop che per Muzzarelli va valorizzata (come tutte le altre aziende dice lui...) perchè produce occupazione e allora si giustifica l’ennesimo investimento pubblico (380mila euro) all’Errenord e finanche i lavoratori del settore edile che va sostenuto e anche per questo (e lo si dice chiaro e tondo) vanno realizzate Cispadana e Bretella.
E chi dice che forse la Cpl di posti di lavoro ne ha cancellati per anni alterando con accordi illeciti, a detta dei magistrati - il mercato, chi sostiene che la tutela della
salute e dell’ambiente (foss’anche solo per un principio di precauzione) è più lungimirante rispetto alla tutela delle aziende petrolifere, chi afferma che se la Coop si misurasse alla pari con i concorrenti (a partire da Esselunga) i posti di lavoro aumenterebbero e non calerebbero, chi fa notare che, se i chilometri di asfalto di Cispadana e Bretella devono essere posati solo per rilanciare il settore delle costruzioni, forse è meglio far scavare buche alla prima squadra di operai e farle riempire alla seconda, fa meno danni... Beh, chi solleva questi rilievi è un oscurantista. Giusto. Che qui non c’è tempo da perdere. Bisogna creare occupazione. Un mantra che nasconde un universo di interessi (spesso di una parte ben precisa) da tutelare e - in generale, fuori dai casi citati di aziende (anche quelle che magari «oliano» la politica, come afferma il pentito Giglio nel processo Aemilia) da proteggere. Un mantra che funziona benissimo in tempi di crisi. Il lavoro primo di tutto, e chi può dire «no». Ci mancherebbe. E si sfrutta il facile mantra, indipendentemente da cosa produrrà l’«immane» sforzo, dimenticando (volutamente) che lavoro, rispetto delle regole, tutela della salute, rispetto della natura, anche concetti come «etica» e «morale» non possono essere messi in contraddizione.
