Ieri sera, nei locali della parrocchia di Gesù Redentore, la Caritas ha presentato il suo primo bilancio sociale interdiocesano, ovvero comprensivo la diocesi di Carpi e quella d Carpi.
Un documento storico perché unisce in un’unica fotografia i due territori. Un passaggio simbolico e operativo che anticipa la futura diocesi unificata e che restituisce l’immagine di una rete capillare, composta da 93 Caritas parrocchiali e 1.300 volontari, capace di tendere la mano a 14.448 persone in un solo anno.
A introdurre e guidare la serata sono stati l’arcivescovo Erio Castellucci e la direttrice interdiocesana suor Maria Bottura, che hanno intrecciato riflessioni spirituali, letture sociali e dati concreti, restituendo il senso profondo di un lavoro che non è solo assistenza, ma anche educazione, accompagnamento e ricostruzione di dignità.
Castellucci: “Il male è assurdo. Ma l’Abele che c’è in noi può ancora rialzarsi”
Nel suo intervento, l’Arcivescovo ha scelto di partire dalla parabola di Caino e Abele, una chiave di lettura che ha collegato tanto alle tensioni geopolitiche globali quanto all'attentato del 16 maggio a Modena. “Questa parabola rappresenta ciò che c’è nel cuore umano: il bene incondizionato e il male che arriva fino a distruggere l’altro”, ha detto Castellucci, invitando a non cedere alla tentazione immediata di trovare un colpevole per placare l’angoscia. “Davanti al male bisognerebbe osservare un po’ di silenzio, perché il male è assurdo, non ha subito una spiegazione”.
Il silenzio, però, non è passività. È il tempo necessario per riconoscere che la violenza spesso esplode senza logica, e che la risposta non può essere solo repressiva. Da qui il legame con la Caritas, che per l’arcivescovo è il luogo in cui “l’Abele che c’è in ciascuno di noi” torna a farsi vivo. Senza la necessità di accogliere e soccorrere, quella parte buona rischia di restare addormentata. £È nel contatto con chi vive situazioni dolorose che emerge la parte migliore delle persone, anche se questo espone a critiche, accuse di buonismo, talvolta persino a offese. “È un rischio che dobbiamo correre”, ha affermato, leggendo nel bilancio sociale la prova che tanti Abele sono già all’opera, spesso nel silenzio della quotidianità.
Se il Vescovo ha offerto la cornice spirituale, suor Maria Bottura ha portato la concretezza dei numeri e delle storie.
Il bilancio sociale 2025 mostra un territorio in cui la fragilità avanza. Le 14.448 persone assistite si dividono tra 10.792 nel territorio di Modena-Nonantola e 3.696 in quello di Carpi, numeri che Bottura definisce “probabilmente per difetto”, perché non tutte le situazioni riescono a essere intercettate. Le Caritas parrocchiali restano le prime sentinelle, quelle che raccolgono i segnali di difficoltà e li trasformano in percorsi di accompagnamento.
Come e se le fragilità stanno chambiando, chiediamo a Suor Maria: 'Non si presentano più isolate, ma intrecciate: perdita del lavoro, anziani soli, problemi abitativi, fragilità personali. “Sarebbe opportuni parlare di multifragilità”, ha spiegato, sottolineando la necessità di un lavoro di rete che coinvolga competenze diverse e comunità intere.
Modena e Carpi rispondono con approcci differenti ma complementari. A Modena si lavora molto sulla giustizia riparativa e sull’accompagnamento delle persone in uscita dal carcere, oltre che su percorsi di prevenzione.
Il filo rosso che unisce i due territori è il tema dell’abitare. 'Aiutare chi finisce in strada significa lavorare su due fronti: trovare una casa, cosa già di per sé difficilissima per chi vive una fragilità, e soprattutto mantenerla. “Se una persona perde il lavoro e poi perde la casa, non troverà soluzione se non trova prima il lavoro”, ha ricordato Bottura.



