Tollerati o incalzati dagli integerrimi vigili urbani a seconda dei tempi e delle circostanze, guardati con disapprovazione o compassione, aiutati a volte, offesi altre. Spesso semplicemente ignorati. I mendicanti, i suonatori improvvisati alla ricerca di qualche moneta, i senzatetto, gli ‘accattoni’, per usare un termine caro a chi predica il verbo della «città sicura e pulita», riempiono le strade del centro di Modena.
Figure ‘invisibili’ ma allo stesso tempo conosciute. Periodicamente l’amministrazione li caccia e li sanziona per poi annunciare con orgoglio in qualche comunicato il «ripristino dell’ordine e della disciplina». Ma loro, invisibili, tornano. Spesso non cambiano neppure posizione, sono sempre lì in quell’angolo di strada con la mano tesa. Alcuni suonano uno strumento, altri si limitano ad allungare un bicchiere di plastica o un pezzo di cartone con incisa qualche parola in un italiano zoppicante.
I passanti li evitano, fanno finta di nulla, alcuni si convincono che «il lavoro si trova basta volerlo», altri per sentirsi un po’meglio lasciano qualche moneta. I più integralisti o i commercianti, preoccupati che possano rovinare il morale (e la voglia di comprare) alla gente, chiamano i vigili. In questi giorni di inizio agosto, con la città che complice il maltempo e la crisi non accenna a svuotarsi- ne abbiamo incontrati alcuni.
Ci siamo seduti di fianco a loro per qualche minuto. E da quella prospettiva dal basso – cercando di superare lo scrupolo dell’ipocrisia abbiamo provato a sfiorare la loro quotidianità e le loro storie. Senza la pretesa di capire. Storie diverse, dove la scelta e la necessità si incastrano. Racconti non necessariamente tristi e che fotografano un pezzo di Modena.E’ così che sotto i portici di via Emilia Centro, a cento metri da piazza Mazzini abbiamo incontrato ‘Nello’. Rumeno di 58anni, all’anagrafe Cristea Raducanu, come si legge nel foglio sgualcito che mostra con orgoglio e col quale qualche anno fa il Comune di Forlì certificava il suo essere ‘musicista di strada’. Dal Comune di Modena non ha autorizzazioni, ma assicura che i vigili non lo hanno mai multato.
Suona la fisarmonica, ci avviciniamo e sorride senza smettere di agitare il suo strumento. Quando la polka finisce ci presentiamo. Nonostante viva da 20anni nel nostro Paese, parla un italiano stentato, ogni frase è interrotta da un «sì-signore», intercalare che, accompagnato dal sorriso, non ha però nulla di reverenziale.
«Ormai mi conoscono tutti, non ho mai avuto problemi con i passanti e tantomeno con i commercianti» -assicura con il solito sorriso.
«Non ho problemi davvero con nessuno». Con quel sorriso, aperto nonostante i pochi denti sparpagliati che spuntano dalle labbra, viene da crederci. Ma si riesce a vivere suonando in strada e chiedendo l’elemosina? «Si raccolgono quindici, massimo venti euro al giorno» dicealla fine. «Ma è sufficiente, a pranzo compro qualcosa da mangiare al mercato e il resto lo condivido con i miei figli». La fisarmonica riprende a suonare e Nello torna a muoversi a tempo di musica sul suo sgabello. Restiamo seduti ancora qualche attimo. Una signora passa, poi dopo pochi metri si ferma. Si volta per guardare meglio. Non capisce chi dei due stia chiedendo soldi, poi vede il nostro fotografo e scuote ilcapo. Disapprova a prescindere. Ci alziamo e salutiamo con un gesto il suonatore di fisarmonica. Nello per un secondo toglie la mano destra dalla tastiera e la porta alla bocca. Ci manda un bacio.
Giuseppe Leonelli

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