'Il petrolio scende in modo significativo, ma il gasolio resta caro. È la dimostrazione che qualcosa non funziona nella formazione dei prezzi dei carburanti e che la speculazione continua a correre più veloce delle istituzioni'. Lo afferma Cinzia Franchini, presidente dell’associazione Ruote Libere, commentando l’andamento dei prezzi del diesel negli ultimi giorni.
Ieri il greggio WTI è sceso di oltre il 10%, mentre questa mattina le quotazioni oscillano attorno agli 84 dollari al barile. Parallelamente, l’Agenzia internazionale per l’energia ha proposto il più grande rilascio di riserve petrolifere della sua storia proprio per raffreddare i prezzi del greggio. Nonostante questo scenario, i prezzi alla pompa restano elevati. In diverse aree del Paese, secondo le rilevazioni delle ultime ore, il gasolio nelle principali stazioni di servizio si colloca ancora attorno a 1,90–1,92 euro al litro, dimostrando quanto i ribassi del petrolio fatichino a trasferirsi rapidamente sui carburanti. 'È un copione che si ripete da anni – osserva Franchini –: quando il petrolio sale i prezzi alla pompa aumentano immediatamente, ma quando scende i ribassi arrivano sempre con grande lentezza, se arrivano'.
Nei giorni scorsi, inoltre, molte imprese di autotrasporto hanno ricevuto indicazioni molto pressanti dai fornitori di carburante. 'Diversi fornitori ci invitavano ad acquistare gasolio anche oltre i 2 euro al litro, sostenendo che nel giro di pochi giorni il prezzo avrebbe potuto raggiungere quasi i 3 euro al litro.
Alla luce dell’andamento del petrolio di queste ore, quelle previsioni appaiono francamente difficili da comprendere'. Secondo Ruote Libere questo dimostra il clima di forte tensione e di aspettative speculative che si crea attorno al mercato dei carburanti. 'Quando si diffondono previsioni di aumenti così estremi si spingono le imprese ad acquistare carburante a prezzi elevati per paura di ulteriori rincari. È un meccanismo che rischia di alimentare artificialmente la spirale dei prezzi'.
La presidente di Ruote Libere interviene anche sulle dichiarazioni del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, che nei giorni scorsi ha parlato di speculazioni a monte della filiera. 'Se il problema è davvero a monte, come ha detto il ministro Salvini, allora servono interventi immediati e non solo dichiarazioni. Le imprese di autotrasporto non possono vivere di annunci mentre il costo del carburante continua a pesare in modo insostenibile sui bilanci'.
Particolarmente criticato il mancato intervento sulle accise mobili, più volte evocato ma non ancora attivato. 'Quando il prezzo alla pompa aumenta lo Stato incassa di più attraverso l’Iva.
L’associazione lancia quindi un appello al Governo. 'Il gasolio è la materia prima dell’autotrasporto e oltre l’85% delle merci in Italia viaggia su strada. Gli autotrasportatori non fanno il prezzo del carburante ma lo subiscono, e quando resta artificiosamente alto mentre il petrolio scende significa che qualcosa nella filiera non funziona. Per questo – conclude Franchini – servono controlli seri sulla formazione dei prezzi e misure immediate per fermare le speculazioni. L’autotrasporto non può essere lasciato solo di fronte a queste dinamiche di mercato'.


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