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Dal Circolo Primo Maggio alla scoperta di Christiania

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Intervista a Bruno Andreoli, una vita di idee, osservazioni e progetti. Viaggi illuminanti e il sogno di una vera consapevolezza per i subalterni


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Nel 1975 nasce il Circolo Primo Maggio a Modena, in via Cesare Battisti. In pochi mesi, a fare la tessera, più di 2.000 persone. Il suo fondatore è Bruno Andreoli, classe 1942, definirlo un visionario è davvero riduttivo, certamente un pioniere, nella sua vita si incrociano storie incredibili, alcune davvero uniche che non possono non essere raccontate con entusiasmo. Ho incontrato Bruno a Verica, un pomeriggio davvero indimenticabile.
 
Il Primo Maggio viene fondato nel 1975, ma qual è il percorso che portò alla sua apertura?
Tutto comincia nel 1956, è la dichiarazione di crisi del movimento operaio internazionale, arriva lo sviluppo, comunismo e socialismo si fondavano sulla miseria e sulla ribellione. Alcune persone iniziano a domandarsi cosa stava accadendo. Lo sviluppo è stato una rivoluzione, finisce il mondo contadino e nascono le città moderne. I miei riferimenti sono all'interno del socialismo, in quell'area più creativa, lontana dal dogmatismo del PCI. Penso alla casa editrice Edizioni Avanti, Lelio Basso, Riccardo Lombardi, Luciano Della Mea, Gianni Bosio, Pino Ferraris, Raniero Panzieri che ebbe il merito di fondare una rivista di rottura come Quaderni Rossi. Nel 1962 nasce poi un'altra rivista come Il Nuovo Canzoniere Italiano. Tenere i piedi per terra e vedere qual era lo sviluppo. Il Circolo Primo Maggio arriva da lì, prima a Modena ci sono stati il Circolo Melotti (1965), il Circolo La Comune (1971), fino a quel momento i partiti avevano la presunzione di essere rappresentanti di una classe che neanche conoscevano. Una svolta per me fu quando iniziai a osservare le persone non attraverso le ideologie. Lo feci durante l'anno di militare a Torino, osservavo gli operai della FIAT che lavoravano tutto il giorno in fabbrica e alla sera andavano a vivere in un appartamento di fronte al loro luogo di lavoro. Il Primo Maggio nasce come ricerca, e proprio per questo esiste ancora. Una ricerca della condizione dei subalterni nella città, dove non ci sono più veri luoghi della socialità. Il 1968 è l'inizio, alcuni hanno pensato che eravamo in piena rivoluzione, ma non avevano capito nulla.  
 
Come trovaste la sede in Cesare Battisti e come andarono i primi tempi?
Galdino Bazzani ci trovò lo spazio, il proprietario era un personaggio conosciuto a Modena, Romano Muzzioli, famoso perché le torri del Comune in via Santi sono sue. Il Primo Maggio iniziò la sua storia senza saper bene cosa fare, c'era un'idea di socializzazione, avevamo come retroterra le case del popolo, le osterie. Dal Primo Maggio passavano tutti, politici, operai, medici, persone comuni. C'erano anche tanti immigrati. Poi passavano personaggi incredibili, io non mandavo mai via nessuno, questo me l'ha insegnato Christiania.
 
Un ruolo centrale del Circolo era la mensa, ci puoi spiegare le ragioni?
L'idea di fondo era ovviamente la socializzazione, poi sui giornali leggevi di contraffazioni alimentari, il problema era il controllo del cibo, quindi decidemmo di farci da mangiare noi, prendemmo due cuoche, controllavamo la qualità. La cucina popolare è una cucina di buon livello, noi conosciamo tutto del cibo che cuciniamo. Da lì si arriva al lavoro dei piccoli produttori, alla cucina biologica. All'epoca non avevamo la maturità per gestire quel processo, ma il tema era centrato. Ad essere sincero anche gli avventori non comprendevano il processo che ci stava dietro, molti venivano perché il cibo era ottimo e costava poco. 
 
Parte fondamentale del Primo Maggio erano altri due tuoi progetti.
L'idea era che potessimo fare tutto, essere autonomi nel lavoro e nell'abitazione, perciò all'interno dello stesso percorso c'erano l'ATC e la cooperativa ITACA, tutte iniziative fondamentali. io lavoravo come elettricista alle acciaierie di Modena, nel 1982 venni via. Fondai un consorzio con alcuni miei colleghi, l'Artigiani Tecnici Consorziati. Oltre a questo, volevamo dimostrare di poterci organizzare anche nell'abitazione e nacque la cooperativa Itaca. Non avevo previsto però una cosa, i primi a essere contro la liberazione dei subalterni sono i subalterni stessi. Il concetto di spontaneità che avevamo negli anni '60 non funziona, la consapevolezza la devi organizzare.
 
Dal desiderio di creare iniziative dal basso, organizzasti alcuni viaggi in Europa.
La comunicazione delle classi subalterne la gestiscono i partiti, se io voglio fare un incontro sulla Palestina, devo chiamare il partito. io invece volevo che ad organizzarle fossero direttamente le comunità di base che possono collegarsi ad altre comunità. Per approfondire questi temi abbiamo iniziato a girare l'Europa, quella alternativa. Un'esperienza interessantissima, abbiamo costruito rapporti che abbiamo tutt'ora. A Berlino andammo a scoprire come funzionavano le occupazioni di case, nel 1984 contattai un italiano che viveva lì, Antonio Milone. Partimmo con un furgone e trascorremmo una settimana fantastica, ricordo che dormivamo tutti ammassati nella casa della fidanzata di questo ragazzo. 
 
Poi a Christiania nel 1980, un viaggio che ti ha cambiato la vita.
Un viaggio magnifico, indimenticabile. Non ne sapevo nulla, partimmo io e Franca Martinelli con una Dyane. Appena arrivati, trovammo una bancarella gestita da un ragazzo sardo, Franco, vendeva dei joint. Poi una volta dentro, in un cortile incrociamo una coppia di ragazzi, lei allattava una bambina di pochi mesi, era siciliana si chiamava Consolata. Diventiamo subito amici, le propongo di organizzare una cena italiana la sera seguente, fu un successo, c'era tutta Christiana. Nel 1981 organizzai un evento a Modena, volevo raccontare quell'esperienza, nacque 'Christiania in Italia', vennero 40 christianiti, fu bellissimo, rimasero in città per 8 giorni. Nel 2006 organizzammo un secondo incontro, a Ponticelli e a Bologna, la seconda edizione di 'Christiania in Italia'. Poi mi trasferii là per 9 mesi, facevo l'elettricista, l'idraulico, ho vissuto con loro. Sono diventato christianita. In Europa è un esempio di organizzazione unico, ho capito che se voglio davvero creare un'alternativa devo guastare la città, la città non produce autonomia. Si sente spesso parlare di partecipazione, ma è una presa in giro per le persone, su certi argomenti solo i tecnici più esperti possono parlare, a volte neanche il Sindaco o gli Assessori conoscono bene le materie di cui parlano. Christiana mi ha mostrato cosa vuole dire il controllo da parte delle persone, ci sono assemblee dove sei stimolato a capire, c'è il giornale dove puoi trovare i dettagli di ogni incontro. Organizzare la propria vita con consapevolezza, questo è il passaggio. non cambiamo le cose con le leggi del Parlamento, siamo noi che cambiamo le cose diversamente.
 
Un rapporto speciale lo avevi con Mario Benozzo, che negli anni '90 divenne poi assessore in Comune.
Con Mario c'era davvero un rapporto speciale, all'epoca era presidente della biblioteca di San Cataldo, tra il 1977 e il 1978 organizzammo degli eventi di alto livello, penso all'incontro con il grande antropologo Alberto Mario Cirese o al primo convegno sull'Altra cultura, un successo nazionale, venne gente da tutta Italia. Poi ricordo con piacere lo spettacolo 'Il bosco degli alberi', ovvero il passaggio dalla cultura popolare a quella operaia. Nella biblioteca di San Cataldo, organizzò una sezione sulla cultura popolare, chissà se esiste ancora. 
 
Nell'ultimo periodo del Primo Maggio vi capitò l'occasione di gestire uno dei chioschi del Parco delle Rimembranze. 
A metà anni '80 il parco era frequentato da molti tossici, nessuno voleva gestire più quel chiosco, ce lo diedero gratis. Tutte le sere facevamo ottimi incassi, davamo da lavorare a diversi ragazzi, poi purtroppo uno dei camerieri ci creò dei problemi, visti gli incassi non gradiva la 'concorrenza' di altri colleghi, questa cosa creò delle tensioni tra i soci e alla fine decidemmo di vendere ai titolari della Vecchia Pirri.
 
Parlaci dei prossimi progetti.
Vorrei partire da alcuni punti, rivisitazione della storia del mondo operaio e della sinistra, la storia delle classi e delle masse e poi entro la fine dell'anno vorrei organizzare Primo Maggio 2020, con un tema importante, se la borghesia continua a mantenere il suo controllo, lo sviluppo lo governerà ancora lei, se invece noi subalterni, che non è la classe operaia, riusciremo ad inventare il nostro mondo, la capacità di decidere cosa ci serve, che non è il progresso, allora sarà la nostra liberazione. Poi l'anno prossimo sono i 50 anni della fondazione di Christiana, mi piacerebbe organizzare a Modena un nuovo incontro, tutto incentrato sul loro modello.

Stefano Soranna

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Stefano Soranna
Mi occupo di comunicazione e pubblicità da un po' di tempo. Su La Pressa scrivo di musica, libri e di altre cose che mi colpiscono quando sono in giro o che leggo da qualche parte. La..   Continua >>

 
 

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