Fin dall’ingresso sul palco, puntuale come da programma alle ore 22,15Moby ha imposto un ritmo serrato, quasi narrativo. Ha alternato i classici – Go, Natural Blues – a momenti più intimi tratti dal suo ultimo album Future Quiet, pubblicato il 20 febbraio 2026. Le nuove tracce, sospese tra elettronica atmosferica e ambient introspettivo, hanno trovato una piazza attenta, partecipe, pronta a seguirlo in ogni cambio di passo. Dalla tribuna vip alla platea con soli posti in piedi e spinta fino davanti e sotto il palco,dove i biglietti partivano dal prezzo non proprio Popolare di 100 euro, per arrivare ai 300.

Più volte l’artista ha interagito con il pubblico, ringraziando Modena per l’accoglienza e raccontando aneddoti legati ai brani. Il momento più sorprendente è arrivato quando ha presentato la sua personale rilettura di Heroes di David Bowie – un omaggio sentito, quasi una confessione musicale – ricordando la collaborazione e l’influenza che Bowie ha avuto sul suo percorso artistico. La piazza, in quel punto, è diventata un unico coro.
A metà serata, Moby ha aperto un vero e proprio “concerto nel concerto” dedicato alla tutela degli animali, uno dei suoi impegni più profondi e costanti. Ha parlato di attivismo, di scelte quotidiane, di responsabilità collettiva. Poi ha intrecciato parole e musica, creando uno spazio sospeso, emotivo, che ha trasformato la performance in un messaggio politico e umano.
La tappa modenese, unica data italiana nel programma del Jazz Open, ha confermato la capacità del festival di portare in città artisti di livello internazionale. Dopo Stoccarda, due giorni fa e, a Modena, dopo Gregory Porter e Diana Krall, Moby ha garantito uno spettacolo unico.



