“Elogio della Tracotanza” di Giuseppe Leonelli recentemente pubblicato per le Edizioni Etabeta, vuole essere la guida per un viaggio, anzi meglio, una cassetta degli attrezzi utile per la preparazione della valigia da portare in un viaggio ai confini di noi stessi.
Sarebbe sbagliato lasciarsi ingannare dalle apparenze di questo libro. Sembra piccolo e non lo è. Sembra leggero e ha un peso specifico importante. Sembra facile e invece ha tanti livelli. La prima lettura rende conto del contesto generale, ma non si riesce ad apprezzarne il vero valore. Curiosi di andare avanti, non ci si prende il giusto tempo. É simile a certi film che guardi una prima volta e sei preso dalla storia, dall’azione. Ma ti rendi conto che anche i dialoghi sono belli e decidi di guardarli una seconda volta per scoprire quello che ti sei perso. Leonelli ci riporta al peso delle parole, delle singole parole.
Il titolo è il classico buongiorno che si vede dal mattino. Leonelli comincia sottoponendoci a una prova di elasticità mentale e uscita dagli schemi. Tracotanza è termine insolito e desueto, sconcerta e mette a disagio, allerta e incuriosisce nello stesso tempo. Non è una parola di dolore né di trionfo facile.
E’ una parola scomoda, che porta attrito e costringe a pensare. Il pensiero è, in effetti, al centro di questo libro, quello su cui si esercita Leonelli e sul quale invita a esercitarci.Il termine tracotanza deriva dal latino “traboccare” nel senso figurato di “ECCEDERE”, “andare oltre misura”. Definito arrogante o superbo, il tracotante è chi non riconosce i propri limiti né la propria posizione nell’ordine delle cose. La virtù che gli fa da contrappeso è l’umiltà. Anche l’equivalente della cultura greca, l’”hybris” ha connotazione negativa: la presunzione di chi oltrepassa i limiti imposti dalla natura e dagli dei, sfidando l’ordine cosmico. É qualcosa di più grave di un semplice difetto morale. É una delle forme più attive e aggressive di mancanza di virtù. Ma volendo esercitare quel pensiero al quale ci esorta Leonelli, non si può fare a meno di considerare d’altra parte che la tracotanza è negativa perché qualcuno ha definito dove sta il limite. Quel limite, quel confine è stato tracciato quasi sempre da chi deteneva il potere, che fosse politico o religioso. La definizione negativa della tracotanza era ed è funzionale alla conservazione dell’ordine costituito e sociale. Con il Cristianesimo la superbia diventa il primo dei sette vizi capitali, nientemeno.
Perciò la tracotanza è la strada dell’eresia, che Leonelli ci esorta a scegliere e percorrere, senza preoccuparsi di dove possa condurre. Bisogna essere esploratori, avere quella curiosità, quella voglia della scoperta a oltranza, la voglia di continuare a farsi delle domande, senza accontentarsi di facili risposte preconfezionate. È un fatto che la curiosità è sempre stata bollata come peccato, e punita.
Curiosità che, guarda caso, è anche la prerogativa principale del giornalista e l’impianto interrogativo e indagatore del libro rende conto di chi è, fra le altre cose, Giuseppe Leonelli.
I sogni, i desideri, sono fari che illuminano anche i momenti di tempesta e vanno tenuti accesi.
Ciò che fa crollare ogni speranza, non è la sconfitta, ma l’arrendersi, il pensare che ogni speranza sia smarrita. Nulla è mai perduto fino in fondo, ogni giorno è possibile cambiare e guardare al mondo con occhi nuovi, senza arrendersi di cercare al di là delle apparenti convenienze. La vita è movimento, è trasformazione continua, non irrigidimento e sclerosi e rispecchia esattamente la nostra mente, ciò che ci rende umani. Il cervello lavora per aree specializzate ma ognuna di loro è pronta a fare altro, a riprogrammarsi, a sopperire a mancanze delle altre con una plasticità che è caratteristica vitale. Nessuna regola è immutabile, nessuna verità è eterna, nessun punto di vista è oggettivo e assoluto.
E dunque il libro stesso, l’averlo scritto è tracotanza. Tracotanza generosa, oserei definirla. Leonelli in questo libro non si sottrae al guardare in faccia la paura, la paura profonda, quella che paralizza, consentendoci di riconoscerci e, condividendo quelle stesse paure, di sentirci meno codardi e meno soli. Anche di perdonarci in fondo e accettare il fatto di essere noi per come siamo, orgogliosi anche forse un pò e finalmente della nostra individualità e originalità, di non corrispondere sempre ad aspettative preconcette. “Siate tracotanti!” l’esortazione che chiude il libro è un’esortazione a osare, a lanciarsi, con le dovute cautele e una relazione onesta nei confronti dei propri limiti, a concedersi il lusso di superare paure e limiti imposti spesso da convenzioni e modi di pensare. Essere consapevoli delle situazioni, anche delle conseguenze negative, ma nonostante tutto provarci, sperare, confidare nel positivo. E dunque imbarcarsi nel viaggio con gli occhi aperti ma il cuore leggero.
Non è certamente un libro che lascia indifferenti.
E ci accorgiamo infine che quello che doveva essere un elenco, una cassetta degli attrezzi per il viaggio è diventato il viaggio stesso, o meglio la partenza verso territori sconosciuti dove nuove sfide e rischi ci attendono per allenarci all’incertezza e prepararci alle difficoltà. Superare i propri limiti, allargare il proprio orizzonte, uscire dai confini….
Letizia Rostagno

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