Il tuo percorso artistico non è stato lineare. Come sei arrivato a trovare la tua cifra stilistica?
'In realtà sono arrivato all’arte tardi, per tentativi. Ho iniziato studiando grafica all'Istituto d'Arte Venturi di Modena, poi mi sono buttato sul restauro e per un po’ ho abbandonato la creazione. Ho provato a dipingere nudi ispirandomi ai grandi fotografi, poi mi sono buttato su un astratto-geometrico… solo dopo sono arrivato al collage, influenzato da Picasso e Braque, ma con la mia sperimentazione sui materiali. Ci sono voluti anni di esperimenti e cambi di rotta'.
Collage e materiali fosforescenti sono diventati la tua firma. Come nasce questa scelta?
'Nasce dalla curiosità per materiali che “vivono” anche al buio, come le lucciole o le stelle adesive dei bambini. Mi piace creare livelli trasparenti, come i livelli di Photoshop, e poi aggiungere la magia delle resine che si illuminano da sole. Ogni supporto può diventare una tela, dai segnali stradali a pezzi trovati in giro: la materia stessa racconta una storia'.
Perché la scelta di reinterpretare icone pop e classiche?
'Perché il già visto è il terreno perfetto per destabilizzare. Mi diverte vestire la Medusa di lanciarazzi, trasformare Marilyn o Mao in qualcosa di nuovo. Sono immagini che fanno parte della nostra cultura, come il David, tormentoni da rimescolare per dare loro una nuova individualità, un po’ come faceva Warhol'.
Che cosa dovrebbe essere per te l’arte oggi?
'Non certo solo arredamento. L’arte deve comunicare, provocare, far pensare. Mi infastidisce la pop italiana fatta solo di lustrini e marchi. Voglio che le mie opere facciano sorridere, ma anche riflettere'.
Quando lavori?
'Lavoro spesso di notte, è stimolante. Sono iper-produttivo e creativo anche se lavoro in spazi piccoli'.
Il restauro è l’altra metà della tua vita. Che cosa ti regala questo lavoro?
'Mi fa sentire un privilegiato. Entro in luoghi straordinari, scopro dettagli che nessuno vede. Toccare ciò che artigiani di secoli fa hanno creato è davvero emozionante. Ricordo, ad esempio, la scoperta delle incisioni sui capitelli della sala dei Torregiani, nella Ghirlandina: erano nascoste sotto uno strato nero fumo di candele.
Hai anche un bel sodalizio con uno scultore giapponese, Yasuyuki Morimoto. Come funziona la vostra collaborazione?
'Sì, lui è uno scultore classico trapiantato a Bologna, con un gusto incredibile. Per me realizza matrici in silicone per elementi in rilievo, si diverte spesso con le mie idee assurde: È bello contaminare la sua serietà con la mia follia. Lavoriamo entrambi di notte, forse per questo ci capiamo bene'.
La musica è onnipresente nelle tue opere e nelle tue giornate.
'La musica è fondamentale. La musica è formazione e dichiarazione. Vorrei esporre con una band che suona dal vivo in galleria, perché arte e musica devono dialogare. Quando creo, ascolto soprattutto strumentali per non distrarmi, ma nel cuore ho i King Crimson, i Gang of Four, Mr. Bungle e i primi Fleetwood Mac con Peter Green'.
Come convivono in te le due anime, il restauratore e l’artista?
'Si nutrono a vicenda. La mente non smette mai di lavorare su entrambi i fronti'.
Per chi volesse vedere le tue opere, dove si possono trovare?
'A Modena ci sono opere esposte in via Taglio nel bar Via Taglio 12, al bar Schiavoni e alla gelateria K2. Ho anche una piccola presenza stabile in una galleria vicino a Londra, grazie al mio curatore. Presto un mio lavoro sarà su un catalogo Mondadori. E su Instagram, naturalmente: come Samuele Vaccari'.
Samuele Vaccari è un artista che continua a scardinare convenzioni e a lanciare messaggi luminosi. In lui convivono la disciplina del restauratore e la ribellione del creativo, l’amore per il passato e la fame di futuro. La sua arte non chiede il permesso, ma si accende al buio, sorprendendo chiunque sia disposto a guardare oltre la superficie.
Stefano Soranna

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