Articoli Che Cultura

Tra restauro e icone pop: la doppia vita di Samuele Vaccari

Tra restauro e icone pop: la doppia vita di Samuele Vaccari

Intervista con l'artista modenese che trasforma il già visto in stupore


4 minuti di lettura

Samuele Vaccari è un artista che vive su due binari paralleli: da un lato il restauratore rigoroso, con le mani nella storia, dall’altro il creatore irriverente che usa resine, collage e icone consumate per destabilizzare lo spettatore. La sua è un’arte «clandestina», nata spesso di notte, ricca di ironia. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare le sue visioni, le sue sfide e la sua personale idea di provocazione culturale.

 

Il tuo percorso artistico non è stato lineare. Come sei arrivato a trovare la tua cifra stilistica?
'In realtà sono arrivato all’arte tardi, per tentativi. Ho iniziato studiando grafica all'Istituto d'Arte Venturi di Modena, poi mi sono buttato sul restauro e per un po’ ho abbandonato la creazione. Ho provato a dipingere nudi ispirandomi ai grandi fotografi, poi mi sono buttato su un astratto-geometrico… solo dopo sono arrivato al collage, influenzato da Picasso e Braque, ma con la mia sperimentazione sui materiali. Ci sono voluti anni di esperimenti e cambi di rotta'.

 

Collage e materiali fosforescenti sono diventati la tua firma. Come nasce questa scelta?
'Nasce dalla curiosità per materiali che “vivono” anche al buio, come le lucciole o le stelle adesive dei bambini. Mi piace creare livelli trasparenti, come i livelli di Photoshop, e poi aggiungere la magia delle resine che si illuminano da sole.
Spazio ADV dedicata a Società Dolce: fare insieme
Ogni supporto può diventare una tela, dai segnali stradali a pezzi trovati in giro: la materia stessa racconta una storia'.

 

Perché la scelta di reinterpretare icone pop e classiche?
'Perché il già visto è il terreno perfetto per destabilizzare. Mi diverte vestire la Medusa di lanciarazzi, trasformare Marilyn o Mao in qualcosa di nuovo. Sono immagini che fanno parte della nostra cultura, come il David, tormentoni da rimescolare per dare loro una nuova individualità, un po’ come faceva Warhol'.

 

Che cosa dovrebbe essere per te l’arte oggi?
'Non certo solo arredamento. L’arte deve comunicare, provocare, far pensare. Mi infastidisce la pop italiana fatta solo di lustrini e marchi. Voglio che le mie opere facciano sorridere, ma anche riflettere'.

 

Quando lavori?
'Lavoro spesso di notte, è stimolante. Sono iper-produttivo e creativo anche se lavoro in spazi piccoli'.

 

Il restauro è l’altra metà della tua vita. Che cosa ti regala questo lavoro?
'Mi fa sentire un privilegiato. Entro in luoghi straordinari, scopro dettagli che nessuno vede. Toccare ciò che artigiani di secoli fa hanno creato è davvero emozionante. Ricordo, ad esempio, la scoperta delle incisioni sui capitelli della sala dei Torregiani, nella Ghirlandina: erano nascoste sotto uno strato nero fumo di candele.
Una delle sorprese più grandi. Oppure, sulle cappelle di San Petronio a Bologna: durante la pulitura laser, mentre lavoravo sui capitelli, ho iniziato a notare particolari incredibili: dettagli che, probabilmente, solo gli scalpellini avevano visto, perché li avevano creati e basta. Agli angoli dei capitelli avevano scolpito due piccole testine di profilo. Il vetro gli passava accanto, con l’occhio reso in piombo: tu vedevi proprio il profilo. Prima della pulitura erano completamente nere, coperte da croste, e invisibili. Dopo, invece… ecco che riappare questa testina, piccola così, a 15-20 metri d’altezza! E non puoi fare a meno di pensare alla vita di chi, secoli fa, stava appeso su un ponteggio, chissà di che tipo, e ha scolpito quel volto. Io l’ho riscoperta, l’ho toccata: è una cosa che davvero ti dà il batticuore. Ti rendi conto che, in un certo senso, le vostre vite si sono incrociate. Ricordo, ad esempio, dietro una cappella in una chiesa seicentesca a Concordia: spostiamo il mobile dell’altare e, dietro, c’era un riquadro firmato dal pittore, datato 1750, scritto in un corsivo meraviglioso, a pennello: “Questa cappella la decorò…”. Anche lì, incroci la vita di qualcuno.
Oppure in Sant’Agostino a Modena: ho trovato tracce di gente che era passata a lavorare nei primi del Novecento, la gavetta del pranzo, delle scarpine del Settecento dentro a una buca di un controsoffitto. Pezzi di vita… ogni cantiere è un viaggio nel tempo'.

 

Hai anche un bel sodalizio con uno scultore giapponese, Yasuyuki Morimoto. Come funziona la vostra collaborazione?
'Sì, lui è uno scultore classico trapiantato a Bologna, con un gusto incredibile. Per me realizza matrici in silicone per elementi in rilievo, si diverte spesso con le mie idee assurde: È bello contaminare la sua serietà con la mia follia. Lavoriamo entrambi di notte, forse per questo ci capiamo bene'.

 

La musica è onnipresente nelle tue opere e nelle tue giornate.
'La musica è fondamentale. La musica è formazione e dichiarazione. Vorrei esporre con una band che suona dal vivo in galleria, perché arte e musica devono dialogare. Quando creo, ascolto soprattutto strumentali per non distrarmi, ma nel cuore ho i King Crimson, i Gang of Four, Mr. Bungle e i primi Fleetwood Mac con Peter Green'.

 

Come convivono in te le due anime, il restauratore e l’artista?
'Si nutrono a vicenda. La mente non smette mai di lavorare su entrambi i fronti'.

 

Per chi volesse vedere le tue opere, dove si possono trovare?
'A Modena ci sono opere esposte in via Taglio nel bar Via Taglio 12, al bar Schiavoni e alla gelateria K2. Ho anche una piccola presenza stabile in una galleria vicino a Londra, grazie al mio curatore. Presto un mio lavoro sarà su un catalogo Mondadori. E su Instagram, naturalmente: come Samuele Vaccari'.

Samuele Vaccari è un artista che continua a scardinare convenzioni e a lanciare messaggi luminosi. In lui convivono la disciplina del restauratore e la ribellione del creativo, l’amore per il passato e la fame di futuro. La sua arte non chiede il permesso, ma si accende al buio, sorprendendo chiunque sia disposto a guardare oltre la superficie.
Stefano Soranna
Foto dell'autore

Mi occupo di comunicazione e pubblicità da un po' di tempo. Su La Pressa scrivo di musica, libri e di altre cose che mi colpiscono quando sono in giro o che leggo da qualche parte. La mia passi...   

La Pressa
Logo LaPressa.it
Spazio ADV dedicata a Tradizione e sapori di Modena

Da anni Lapressa.it offre una informazione indipendente ai lettori, senza nessun finanziamento pubblico. La pubblicità copre parte dei costi, ma non basta. Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci segue di concederci un contributo. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di lettori, è fondamentale.