'Per settimane abbiamo scelto di rimanere in silenzio, osservando l'ennesimo spettacolo messo in scena sulla pelle delle imprese di autotrasporto italiane. Oggi però, dopo l'annuncio della manifestazione indetta da Trasportounito per il prossimo 22 giugno davanti al Ministero dei Trasporti, è impossibile non evidenziare una contraddizione che dovrebbe far riflettere tutta la categoria'. Lo dichiara Cinzia Franchini, presidente dell'associazione Ruote Libere.
'Solo pochi giorni fa le principali associazioni dell'autotrasporto uscivano da Palazzo Chigi complimentandosi con il Governo, con il Ministro dei Trasporti e con il Presidente del Consiglio per l'accordo raggiunto sul caro carburante. Le dichiarazioni diffuse parlavano di risultati importanti e di risposte concrete alle difficoltà del settore. Oggi, però, ci troviamo nuovamente di fronte a una mobilitazione nazionale. Viene quindi spontaneo chiedersi: se l'accordo era così soddisfacente, perché una parte significativa dell'autotrasporto torna già in piazza?' Secondo Franchini il problema non riguarda soltanto il contenuto dell'intesa raggiunta dal Governo con le associazioni firmatarie, ma anche il ruolo che oggi svolge la rappresentanza.
'La sensazione è che tutti fossero interessati soprattutto a evitare il fermo. Il Governo perché non voleva affrontare una protesta nazionale in un momento particolarmente delicato.
Le associazioni perché sapevano bene che un fermo avrebbe rappresentato una prova di forza dall'esito incerto, evidenziando una realtà che molti fingono di non vedere: la distanza crescente tra gli organismi di rappresentanza e le imprese che dovrebbero rappresentare. Alla fine si è costruita una narrazione rassicurante, si sono diffusi comunicati trionfalistici e si è cercato di far credere che il problema fosse stato risolto. Ma la realtà è molto diversa'.
Ruote Libere evidenzia come, a distanza di pochi giorni dall'accordo di Palazzo Chigi, nessuna delle criticità strutturali dell'autotrasporto risulti affrontata. 'Il gasolio continua a costare quasi due euro al litro. I costi operativi restano insostenibili. Le imprese continuano a lavorare con margini sempre più ridotti. La carenza di conducenti è ormai cronica. Le infrastrutture restano inadeguate. I tempi di pagamento e la concorrenza al ribasso, l'illegalità, continuano a mettere in ginocchio migliaia di aziende. Di fronte a questo scenario parlare di successo appare quantomeno difficile'.
Per Franchini l'errore più grave è continuare a confondere i provvedimenti emergenziali con una vera politica per il settore. 'L'autotrasporto italiano non ha bisogno di elemosine, di bonus temporanei o di operazioni di immagine. Ha bisogno di regole che garantiscano il recupero reale dei costi sostenuti dalle imprese, di una politica industriale seria e di una rappresentanza capace di difendere gli interessi della categoria senza preoccuparsi di compiacere il potere politico di turno. Quando Governo e associazioni escono tutti soddisfatti dallo stesso tavolo, chi dovrebbe preoccuparsi è proprio l'autotrasportatore.


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