La Cgil l'aveva detto: qualcosa si muove attorno al 'dramma Castelfrigo' e cresce l'attenzione sulla vicenda. E in effetti ecco che arriva una presa di posizione di peso: l'Alleanza delle cooperative, in un tweet ripreso dalla Flai-Cgil dell'Emilia-Romagna, censura il massimo ribasso negli appalti della Castelfrigo. Di fatto la conferma che il problema, tanto denunciato dal sindacato, c'e' eccome. 'Il controllo su coop non aderenti come quelle che operano a Castelfrigo è in capo alle Istituzioni. Sindacati dei lavoratori e delle imprese non sono forze di Polizia', ma 'li' c'e' un committente che fa massimo ribasso e false coop che si prestano' e dunque 'noi siamo i primi a chiedere controlli serrati', mandano a dire dall'alleanza delle tre centrali cooperative. La Cgil inoltre incassa anche la presa di posizione del sindaco di Castelnuovo: 'Equilibrate e di buonsenso' le sue parole, gli riconosce il segretario regionale della Fla Umberto Franciosi, aggiungendo: 'Per la vicenda Castelfrigo e del settore siamo pronti a partecipare a tutti i tavoli, in ogni luogo, ma fondamentale e' trovare velocemente una risposta occupazionale per tutti i lavoratori, non solo una parte, come sembra delinearsi in questi giorni.
Tale risposta la deve dare in primo luogo la Castelfrigo, ma se continua a mantenere l'attuale atteggiamento oltranzista la risposta la deve dare il distretto nel suo insieme'. E, peraltro, 'in questo settore bisogna avere il coraggio d'innovare'. Gia' perche' Castelfrigo è, in realta', solo l'ultimo di una serie di campanalli di allarme.'In questi venti anni', dice Franciosi, la Flai 'ha sempre espresso forti critiche sul modello organizzativo che si stava delineando nel distretto, sin dalla sua prima concezione all'Inalca del Gruppo Cremonini di Castelvetro. Modello che è poi stato applicato negli impianti di sezionamento di Castelnuovo Rangone (Alcar Uno) e 'degenerato' alla Suincom di Castelvetro con i noti fatti che risalgono al 2002 (omicidio di un socio lavoratore, contraffazioni sui marchi e infiltrazioni malavitose). La Castelfrigo è figlia di questo sistema'. A peggiorare le cose, poi non c'e' stata solo la crisi, ma anche la concorrenza estera e la 'mancanza di una politica di aggregazione e di rappresentanza politica di queste imprese che sono inserite in una filiera che, nel suo insieme, genera ancora molta ricchezza ed e' strategica per il nostro made in Italy. Imprese che, fra loro, si fanno una concorrenza spietata quasi tutta giocata sull'abbassamento del costo del lavoro tramite appalti di dubbia legittimita''.



