Il radicamento di questo pregiudizio ha portato a concepire tutta la legislazione del settore, a partire dal Codice dei Contratti, non innanzitutto come strumento di politica industriale, come accade nel resto dell’Europa, ma come norma dal profilo di ordine pubblico, orientata a prevenire, senza peraltro riuscirci, la corruzione e la concussione: il fatto che un’opera venga realizzata nei tempi e con la qualità richiesti nel bando viene relegato ad aspetto secondario. Infatti, ogni qual volta c’è l’urgenza reale di dover acquistare/appaltare velocemente e bene, è necessario derogare al codice stesso, come ad esempio nei casi emblematici del Ponte Morandi o della gestione dell’emergenza pandemica.
Qualcosa si sta muovendo e la Legislatura che sta per terminare ha iniziato a prendere atto di queste anomalie: lo Sblocca Cantieri, i Decreti Semplificazioni 1 e 2, le necessità imposte dal PNRR, insieme alla Legge Delega per il nuovo codice, hanno iniziato ad agire su tale preoccupante deriva. Si tratta di segnali positivi che vanno confermati per tornare a premiare il merito e la qualità delle imprese. Il ripristino delle procedure negoziate (necessariamente mitigate dal principio di rotazione e dalla pubblicità dei resoconti conclusivi) e la relativa necessaria discrezionalità delle stazioni appaltanti, insieme alla ridefinizione del reato di abuso d’ufficio, sono gli elementi da salvare e valorizzare anche all’interno del nuovo codice, insieme ad una ormai improcrastinabile qualificazione delle stazioni appaltanti perché sono troppi i casi di progettazioni scadenti, che rendono non eseguibili i lavori.
“Chiediamo che il nuovo Codice degli Appalti, e tutta la normativa del settore, consentano di individuare le imprese capaci e meritevoli, legate al territorio, conferendo alle stazioni appaltanti la discrezionalità e le tutele necessarie per agire all’interno di un sistema che garantisca il massimo del pluralismo, della rotazione e della trasparenza. Rappresentiamo i costruttori edili della piccola e media impresa italiana, quelli che hanno ancora alle proprie dipendenze muratori e geometri, e non solo avvocati per costruire strumentalmente riserve, per bloccare i lavori e poi trattare: vogliamo poter esercitare la nostra vocazione imprenditoriale senza diventare i cottimisti delle grandi imprese nazionali, sfruttando anche la potenzialità degli strumenti consortili, soprattutto i consorzi stabili, che ci consentono di competere anche per opere importanti. – commenta Claudio Candini, presidente del Collegio Imprenditori Edili Emilia - Siamo a disposizione della politica non per confondere i ruoli, abbiamo grande rispetto delle diverse responsabilità e funzioni, ma


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