Ieri il consigliere regionale Gian Carlo Muzzarelli ha lanciato l'allarme: la possibile fusione Bper-Mps va tenuta sotto controllo dalle istituzioni perchè il rischio è di perdere la presenza su Modena della storica banca del territorio.
Ma qual è ad oggi lo stato dell'arte del risiko bancario?
Da lato due settimane fa l'ad Bper ha affermato che il gruppo bancario che nascerà eventualmente nel 2028 da un'integrazione tra Bper e Monte dei Paschi se dovesse avere la banca senese come capofila, come anticipato dal presidente Unipol Carlo Cimbri, non sarebbe un problema: 'Oggi Bper è una banca molto grande, la terza in italia con sei milioni di clienti, terza anche per attivi e il cambiamento del nome, eventualmente, non comporta nulla che non sia lo sviluppo dell'attività'.
Dall'altro l'operazione non è ancora chiusa.
Sul futuro di MPS restano aperti due percorsi alternativi, ben delineati di recente da Cgil Fisac. Il primo è quello che parte da Intesa: l’offerta pubblica con cui Intesa Sanpaolo punta a comprare MPS prevede, per superare i controlli sulla concorrenza, la cessione di circa 635 filiali del Monte a Unipol, poi destinate a confluire in Bper.
Il secondo percorso è quello in base al quale Mps prova a comprare a sua volta Banco BPM e Banca Generali, per diventare così grande da non essere più 'scalabile'. Ovviamente le due strade si escludono a vicenda: alla fine se ne potrà percorrere una sola. Da sottolineare che entrambe le strade sono già avviate: nei giorni scorsi MPS ha depositato in Consob i documenti delle sue due offerte su Banco BPM e Banca Generali, avviando anche le richieste di autorizzazione alle autorità e l’assemblea di Intesa ha approvato, con il 97% dei voti, l’aumento di capitale necessario a far partire l’offerta su MPS. Intesa ha così in mano lo strumento per procedere.'Tra tutti gli appuntamenti, uno è lo spartiacque: il 29 ottobre l’assemblea degli azionisti di MPS dovrà votare in un colpo solo l’intero pacchetto della contromossa — le due offerte, il maxi-dividendo e, con ogni probabilità, la fusione con Mediobanca. Serve una maggioranza molto ampia (i due terzi): se non si raggiunge, la strada alternativa si ferma. È lì che si capirà quale dei due percorsi resterà davvero in piedi - spiega la Cgil -. Se il progetto di Siena supera l’assemblea e ottiene le autorizzazioni, le sue offerte partirebbero a metà dicembre per chiudersi entro metà febbraio 2027.



