Anche quest’anno Modena è protagonista del Festival dello Sviluppo Sostenibile, la più grande iniziativa italiana dedicata alla diffusione della cultura della sostenibilità, promossa a livello nazionale da ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile. L’edizione modenese del Festival (6-7 maggio e 13-20 maggio) è organizzata dall’Associazione per la Responsabilità Sociale d’Impresa, che da anni coordina sul territorio un percorso di confronto, riflessione e azione sui temi chiave dell’Agenda 2030, coinvolgendo imprese, istituzioni, scuole, università, Terzo Settore e cittadini.
'Il Festival – sottolinea Elena Salda (nella foto), presidente dell’Associazione per la Responsabilità Sociale d’Impresa – è un’occasione concreta per tenere insieme la dimensione globale dell’Agenda 2030 e il livello locale delle scelte quotidiane, dando spazio a un confronto aperto tra imprese, istituzioni e cittadini. Come ha ricordato la presidente di ASviS Marcella Mallen, la sostenibilità può incontrare resistenze, ma è una scelta di campo. Siamo dalla parte giusta della storia quando rifiutiamo uno sguardo corto, limitato al presente e al rendiconto immediato. Per me sostenibilità significa uscire da una logica di individualismo e assumere, come imprenditori e come cittadini, una responsabilità più ampia: chiederci quale impatto avranno le scelte che compiamo oggi e che mondo stiamo concretamente costruendo per le giovani generazioni'.
'Parlare di sviluppo sostenibile e di responsabilità sociale d’impresa vuol dire anche e soprattutto parlare del capitale più prezioso.
Il capitale umano. Vedo contraddizioni troppo forti: da una parte dobbiamo attirare talenti, ma dall’altra non abbiamo un mercato del lavoro per far sì che i nostri giovani scelgano di rimanere in questo paese. Una delle cose che a noi manca di più è un mercato del lavoro. Non c’è dialogo tra le imprese, il mondo della formazione e il mondo della scuola: il mondo della formazione e della scuola non sa di che cosa ha bisogno il mondo della produzione, il mondo della produzione non comunica al mondo della formazione le sue necessità. Mi sono messo in testa di mettere in comunicazione questi mondi: l’uno, il mondo della scuola, senza le prospettive del lavoro, sparisce e l’altro, il mondo del lavoro, senza la scuola che dà gli strumenti di base non ha a disposizione cittadini in grado di affrontare le questioni essenziali della vita. Molte nostre imprese storiche sono costrette a chiudere per mancanza di ricambio generazionale. Per questo sono convinto che la formazione sia un punto strategico su cui lavorare tutti insieme per non disperdere il nostro patrimonio imprenditoriale'.


